Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.


Divari di competitività tra regioni durante la sovereign debt crisis: il Mezzogiorno tra resistenza e resa
di Massimo Aria, Giuseppe Lucio Gaeta e Ugo Marani
Parole chiave: Regional Competitiveness Index; competitività, confronti nazionali ed europei

L’articolo ha l’obiettivo di esaminare l’andamento della competitività delle economie regionali negli anni 2010-2013 durante i quali l’Italia è stata duramente investita dalla sovereign debt crisis. A tal fine si propongono analisi statistiche basate sui dati del Regional Competitiveness Index, indicatore composito elaborato da ricercatori afferenti alla Commissione Europea. Le elaborazioni rilevano il divario di competitività esistente tra il Mezzogiorno, il resto d’Italia e le altre regioni europee all’inizio del periodo esaminato. Mostrano, inoltre, come tale divario si sia allargato nel periodo oggetto di studio, anche se con alcune eccezioni, e registrano un arretramento di competitività del paese intero rispetto all'Europa in relazione ad alcune specifiche dimensioni di competitività.

Competitiveness Gap among Regions during the Sovereign Debt Crisis: the Italian Mezzogiorno between Resistance and Surrender
by Massimo Aria, Giuseppe Lucio Gaeta and Ugo Marani
Keywords: Regional Competitiveness Index; Competitiveness; National and European Comparisons

By using data drawn from the Regional Competitiveness Index, this paper provides empirical analyses aimed at investigating the competitiveness of Italian regions over the time period 2010-2013 when Italy was seriously affected by the sovereign debt crisis. The competitiveness gap among Italian NUTS2 Southern regions, Northern ones and other European NUTS2 regions is evaluated at the beginning and at the end of this period. Statistical data processing shows that over the years under investigation the competitiveness of Italian Southern regions worsened with few exceptions. Furthermore, a general worsening of Italian competitiveness compared with other European regions is reported, especially when looking at some indicators among those examined.

  

Domanda e offerta di competenze nelle province italiane. Aspetti economici e giuridici
di Sergio Destefanis, Marco Esposito e Vincenzo Luciani
Parole chiave: politica di sviluppo delle competenze; apprendistato; servizi all'impiego

In questo scritto, si mettono dapprima in luce gli squilibri a livello locale tra domanda e offerta di competenze, nonché alcuni dei loro elementi determinanti, utilizzando un semplice strumento grafico, l'OECD Diagnostic Tool. Particolare attenzione è poi dedicata ad alcune considerazioni di policy relative alla promozione del matching tra domanda e offerta di competenze attraverso lo strumento dell’apprendistato e i servizi all'impiego. Vengono in particolare enfatizzate alcune criticità di natura giuridica, soprattutto delle aree meridionali, che rendono difficile l’attuazione di politiche particolarmente efficaci a livello territoriale.

Supply and Demand of Skills in Italian Provinces. Economic and Legal Aspects
by Sergio Destefanis, Marco Esposito and Vincenzo Luciani
Keywords: Skill Development Policy; Apprenticeship; Employment Services

In this paper, the local imbalances between supply and demand of skills, as well as some determining elements of them, are initially highlighted, by using a simple graphic tool, i.e. the OECD Diagnostic Tool. Then particular attention is paid to some policies for promoting the matching between supply and demand of skills through appenticeship and employment services. In particular some legal criticalities, affecting especially southern areas, and making it difficult to implement those policies that are effective notably at territorial level, are underlined.

  

Le fluttuazioni delle variabili economiche: un’analisi ciclica di lungo periodo dei consumi di energia elettrica e del numero di autovetture a confronto con il Pil
di Marco Pini e Paolo Quirino
Parole chiave: Cicli economici; Indicatori di sviluppo economico

Fino agli anni passati i cicli economici si svolgevano con una certa regolarità, lungo i quali si assisteva ad un sistematico succedersi di una fase ascendente, che culminava in corrispondenza di un punto di svolta superiore, e di una discendente che terminava, invece, in un punto di svolta inferiore. Ma è ormai da oltre vent’anni che il nostro sistema economico non risente più in misura preponderante l’effetto delle fluttuazioni di carattere ciclico (o congiunturale), le relative dinamiche essendo state dettate da ricadute di carattere più propriamente strutturale, molto più profonde delle prime e tali da far sì che le trasformazioni radicali verificatesi in campo economico si siano riflesse anche sugli studiosi, molti dei quali da “congiunturalisti” si sono trasformati in “strutturalisti”.
L’analisi del Pil per un lungo periodo (1931-2013) ha comportato, fra l’altro, la ricerca di aggregati i cui dati fossero disponibili per un arco temporale così ampio e potessero essere assunti come variabili esplicative dell’andamento del ciclo nazionale. Aggregati che sono stati individuati nel consumo complessivo di energia elettrica e nel numero di autovetture circolanti, per i quali siamo riusciti, anche per mezzo di elaborazioni ad hoc, a ricostruire (completandola) l’intera serie storica. Inserendo quindi tali variabili in apposite funzioni di regressione e ponendo i rispettivi dati ottenuti a confronto con il Pil dell’intero Paese, è emerso che soltanto l’andamento del consumo di energia elettrica si sovrappone quasi interamente al ciclo-trend del sistema, potendosi pertanto configurare come una variabile coincident o cadenzata. E ciò al contrario della consistenza del parco automobilistico che presenta invece un andamento con effetto “ritardato” rispetto al ciclo economico, configurandosi pertanto come variabile lagging.
Con specifico riferimento alle due macro-ripartizioni dell’Italia (Centro-Nord e Mezzogiorno) si è rilevato che, mentre nelle fasi di ripresa e di accelerazione del ciclo dell’economia nazionale il Pil del Centro-Nord ha avvertito in anticipo il cambiamento in atto, registrando incrementi notevolmente elevati, il contrario è accaduto per il Mezzogiorno, il quale, oltre ad adeguarsi con un certo ritardo alle modificazioni del quadro economico, ha evidenziato incrementi di minore entità. Solo in un caso il Mezzogiorno ha mostrato di muoversi in anticipo rispetto al ciclo dell’economia nazionale, e quindi anche nei confronti del Centro-Nord: ma questo è accaduto nelle fasi recessive, nel corso delle quali esso ha registrato con un certo anticipo le contrazioni del Pil, risultate più marcate rispetto a quelle del Centro-Nord.

Economic variables fluctuations: a long-term cyclical analysis of electricity consumptions and car number compared to GDP
by Marco Pini and Paolo Quirino
Keywords: Business cycles; Indicators of economic development

Until past years business cycles occurred on a regular basis, along which a systematic sequence of an upswing, culminating at a higher turning point, and a downswing, ending in a lower turning point, followed one another. But it is more than twenty years by now that our economic system is no more predominantly affected by the effect of cyclical fluctuations, since its dynamics were characterized by more strictly structural fallouts, much deeper than the first ones. The radical changes occurring in the economy have also bounced off the scholars, many of them turning from «experts in short-term policies» – i.e. «conjuncturalists» – into «structuralists». The analysis of the GDP for a long period (1931-2013) has entailed, inter alia, the research of aggregates for which data were available for a so wide time span and could be taken as explanatory variables of the national business cycle. These aggregates were represented by the overall electricity consumption and the number of cars in circulation. We managed, even by means of ad hoc processing, to reconstruct (and complete) the entire time series. Inserting such variables in appropriate regression functions and comparing the respective data obtained with the GDP of the entire Country, we found that only the trend of electricity consumption overlaps almost entirely the trend-cycle of the system, thus being considered as a coincident variable. On the contrary, the car fleet presents instead a «delayed» trend effect compared to the business cycle, being accordingly considered as a lagging variable. With specific reference to the two main areas of Italy (Centre-North and South) we found that, while in the stages of recovery and acceleration of the national business cycle, the GDP in the Centre-North has perceived in advance ongoing change, reporting considerably high increases, the opposite occurred in the South, which, in addition to adapt to changes in the economic framework with a certain lag, showed lower increases. Only in one case the South showed to move earlier than the national business cycle, therefore with respect to the Centre-North: but this happened in the downturn, during which it recorded well in advance GDP contractions, proved to be more marked than those of the Centre-North.

  

Energie rinnovabili in Italia: un’analisi esplorativa sull’utilizzo degli incentivi
di Roberta Arbolino
Parole chiave: Cambiamenti climatici; Sostenibilità ambientale; Sistema energetico

Nell'ultimo decennio l'Unione europea ed i governi nazionali hanno promosso fortemente l'uso di energia pulita attraverso incentivi finanziari, a supporto dei progetti di investimento nel settore di energia rinnovabile.
Tra i vari strumenti a sostegno dell'utilizzo di fonti di energia rinnovabili e dell’efficientamento energetico, l'introduzione di sussidi pubblici avrebbe dovuto giocare un ruolo certamente importante non solo nel rispetto di specifici obiettivi energetici ma anche in quanto componenti della domanda di investimenti. L'obiettivo del lavoro: i) analizzare la distribuzione dei fondi tra le regioni, i beneficiari e le fonti di rinnovabili; ii) verificare se l’effettiva allocazione degli incentivi economici energetici abbia giocato un ruolo nella riduzione del dualismo esistente tra l'area settentrionale e il mezzogiorno d'Italia. L'analisi prende in considerazione i bandi europei e nazionali per la promozione delle energie rinnovabili deliberati tra il 2008 e il 2014 per le 20 Regioni Italiane.

Renewable Energy in Italy: an Explorative Analysis on the Use of Incentives
by Roberta Arbolino
Keywords: Climate Change; Environmental Sustainability; Energy System

Over the last decade the European Union and national governments have been largely promoting the use of clean energy through financial incentives, that helped in boosting investment projects in the renewable energy sector. Among the tools to encourage the use of renewable energy sources and energy efficiency, the introduction of state subsidy for the award of incentives for energy should certainly play a prominent role. The aim of the paper is twofold: i) to analyze the distribution of funds allocated across regions as well as between different target groups and between sources; ii) to verify whether these incentives have led towards an environmental convergence of the Italian Regions. The analysis takes into account invitations to tenders (58 European and 28 national) for the promotion of renewable energies approved from 2008 to 2014 for 20 Italian regions. The results allow to investigate strengths and weaknesses of the above mentioned tools and their effectiveness in reaching pre-defined objectives. This evaluation aims to be a useful tool for policy-makers, in order to have a clear picture of what has been done, what will be the future of policies aiming at incentivizing clean energy, bearing in mind that at the moment funds have been blocked.

  

Mezzogiorno e crisi dopo i fallimenti del mercato e dello stato. Una rassegna della letteratura economica
di Francesco Pastore
Parole chiave: Fallimenti del mercato; Fallimenti dello stato; Divari Territoriali; Mezzogiorno

Questo saggio presenta una rassegna della letteratura economica postbellica sul problema dello sviluppo del Mezzogiorno. La persistenza dei ritardi del Mezzogiorno è stata tale da decretare il fallimento sia dell’approccio interventista del periodo fino alla fine degli anni Ottanta, che di quello liberista successivo all’interruzione delle attività di programmazione centralizzata della Cassa per il Mezzogiorno. Gli ultimi anni sono caratterizzati prima dalla Nuova Programmazione e poi dall’assenza di interventi di rilievo, eccezion fatta per i fondi europei che, però, non riescono ad incidere anche a causa della frammentazione in mille rivoli. Ne segue l’allargamento dei divari di reddito dal resto del paese, l’arretramento infrastrutturale, la crescita dei flussi migratori della popolazione più giovane ad alta qualifica. L’articolo propone il rilancio di un intervento per il Mezzogiorno su basi nuove, volto all’accrescimento della dotazione infrastrutturale materiale e immateriale, che non alimenti perciò posizioni di rendita e affarismo e rilanci la capacità autonoma di generare reddito delle regioni meridionali. La valutazione continua degli interventi secondo metodi rigorosi sia parte integrante per un continuo miglioramento delle politiche, come nei paesi più avanzati.

The Mezzogiorno and Crisis after Market and State Failures. A Review of Economic Literature
by Francesco Pastore
Keywords: Market Failures; State Failures; Territorial Gaps; South Italy

This paper supplies a survey of the post-war economic literature on the development issue of the Mezzogiorno. The persistent underdevelopment of this macro-region makes a case for the failure of both the interventionist approach to economic policy which prevailed until the end of the Eighties and the liberalist approach that emerged after the end of the so-called extraordinary intervention and the closure of the Cassa del Mezzogiorno. The last years have featured, first, the so-called New Programming and, then, the lack of any intervention, except for the EU structural funds, which, however, are almost totally ineffective also because of their small size and extreme fragmentation. The increasing lag in per capita GDP with the rest of the country, the moving back of the infrastructure endowment, the increasing migration flow both of the youngest segments and of the most highly educated segments of the population have been some of the consequences. The paper suggests a relaunch of the intervention in favour of the Southern regions on new bases, aimed at increasing the material and immaterial infrastructure endowment without fostering rent-seeking positions and illegal activities. Continuous monitoring and evidence-based evaluations, obtained applying rigorous econometric methodologies, should be an integral part of the new policy, as it is the case in the most advanced economies, in order to increase its quality and effectiveness.

  

Gaetano Filangieri e l’Istituzionalismo economico
di Maria Silvia Balzano e Gaetano Vecchione
Parole chiave: Filangieri, Storia del pensiero economico, Istituzionalismo economico

L’obiettivo di questo lavoro è duplice. Da un lato si vogliono rintracciare nello studio compiuto da Filangieri elementi rivelatori di un suo precoce approccio istituzionalista, soprattutto attraverso il confronto tra le tesi avanzate da Filangieri e quelle di Douglass North, uno dei capiscuola dell’istituzionalismo economico contemporaneo. Dall’altro, si mira ad analizzare le differenze tra le vicissitudini economico-sociali che sfociarono nella Glorious Revolution nell’Inghilterra del XVII secolo e le vicende che portarono alla Repubblica napoletana nel 1799 e all’immediata riaffermazione della monarchia borbonica sul Regno delle due Sicilie. Il lavoro giunge alla conclusione che Filangieri, nella sua profonda lettura della società europea del XVIII e nella sua proposta interpretativa dal forte impianto liberal-egualitario, presenta importanti parallelismi con la corrente contemporanea dell’istituzionalismo economico manifestando, ancor oggi, un significato importante e drammaticamente attuale.

Gaetano Filangieri and Economic Institutionalism
by Maria Silvia Balzano and Gaetano Vecchione
Keywords: Filangieri; History of Economic Thought, Economic Institutionalism

The aim of this paper is twofold. On the one hand, it wants to track in the study performed by Filangieri elements revealing his early institutionalist approach, especially by comparing the arguments advanced by Filangieri and those of Douglass North, one of the leaders of contemporary economic institutionalism. On the other hand, it aims to analyse the differences between the economic and social ups and downs that led to the Glorious Revolution in England in the XVII century and the events that led to the Neapolitan Republic in 1799 and the immediate reaffirmation of the Bourbon monarchy in the Kingdom of the Two Sicilies. The paper concludes that Filangieri, having deeply read the European society of the XVIII century and having proposed a strongly liberal-egalitarian interpretation, has important similarities with the contemporary school of economic institutionalism, showing, even today, an important and dramatically current meaning.

  

Una logica “di sistema” per il rilancio competitivo del Mezzogiorno e del Paese
di Riccardo Padovani e Giuseppe Provenzano
Parole chiave: Crescita economica; Convergenza; Strategia di sviluppo

Il contributo offre non solo elementi di analisi, ma anche alcune indicazioni circa le direttrici di intervento che la SVIMEZ propone per contribuire alla definizione di una strategia di sviluppo necessaria per superare il dualismo territoriale italiano. Partendo da alcuni dati sugli andamenti economici e sociali del Mezzogiorno nella crisi 2008-2014, si fornisce la dimensione della sfida per il riavvio di un processo di sviluppo, che non si risolve con la mera crescita, nell’ambito di un disegno di cui lo Stato divenga responsabile come “regista”, e non come pura entità di spesa o solamente come garante del funzionamento dei mercati. Per affrontare la crisi di competitività del Sud e dell’intero Paese - partendo dall'esigenza di rilancio degli investimenti pubblici, anche come leva di attivazione di quelli privati, si propone un programma di interventi articolato su precisi temi prioritari ed unificanti – i cosiddetti drivers, motori dello sviluppo – in una prospettiva mediterranea e di rinnovata politica attiva di sviluppo. Oltre al rilancio di una coerente e moderna politica industriale, tali ambiti sono: logistica, energie rinnovabili, rigenerazione urbana e ambientale, agroalimentare e agroindustria, governo delle acque, politica industriale e ricerca e innovazione. Si tratta di mettere in campo una strategia che deve ispirarsi a una logica “di sistema” per il rilancio competitivo del Mezzogiorno e del Paese.

A System Framework for a Competitive Relaunch of the South and the Country
by Riccardo Padovani and Giuseppe Provenzano
Keywords: Economic Growth; Convergence; Development Strategy

This paper offers not only elements of analysis, but also some information about the lines of action that the SVIMEZ proposes to contribute to the definition of a development strategy necessary to overcome the Italian dualism. Starting with some data on the economic and social trends in the South during the crisis period (2008-2014), it gives the size of the challenge for restarting a process of development, that does not mean merely growth, within a plan where the State becomes responsible as «director», and not as a simple spending subject or only as a guarantor of market functioning. In order to address the crisis of competitiveness of both the South and the entire country – starting from the need to relaunch public investment, also as a lever to activate private ones – this paper proposes a programme of interventions structured on specific priority and unifying issues – the so-called drivers – in a Mediterranean as well as renewed active development policy perspective. In addition to the relaunch of a coherent and modern industrial policy, these areas are: logistics, renewable energy, urban and environmental regeneration, agribusiness and agro-industry, water government, industrial policy and research and innovation. It is to implement a strategy that must be based on a system framework for a competitive relaunch of the South and the Country.

  

Riflessioni a margine della “Conferenza AISRE 2015”
di Alessandro Bianchi
Parole chiave: Questione meridionale; politiche di sviluppo

La Conferenza 2015 dell'AISRE - Associazione Italiana di Scienze Regionali - ha dedicato una specifica attenzione al tema del Mezzogiorno, il che rappresenta una novità particolarmente importante in un panorama nazionale nel quale sembra permanere l'incapacità di comprendere la centralità per lo sviluppo dell'intero Paese della storica “questione meridionale”.
All'interno della Conferenza la SVIMEZ ha curato una sessione dedicata al tema Quale politica industriale per il Mezzogiorno?, proponendo da diversi punti di vista alcune delle principali questioni contenute nel Rapporto Svimez 2015.
L'articolo si sofferma sulle posizioni espresse nei confronti del “Rapporto” successivamente alla sua presentazione e, in particolare, su quella decisamente critica del Governo che sembra privilegiare la linea del “Masterplan per il Mezzogiorno” di cui sono state prodotte le “Linee guida”.
Nei confronti di tale piano l'articolo solleva numerose obiezioni relative alla mancanza di una visione strategica, alle discutibili modalità attuative e agli strumenti di cui intende servirsi, e ripropone il “Piano di primo intervento” basato su alcuni “drivers dello sviluppo”, che la SVIMEZ ha da tempo portato all'attenzione.

Remarks at the end of «AISRE Conference 2015»
by Alessandro Bianchi
Keywords: Southern Question; Development Policies

In 2015 AISRE – i.e., the Italian Association of Regional Sciences – Conference, particular attention has been paid to South Italy, and this represents an extremely important new fact in a national scenario where the inability to understand the central role of «Southern Question» for our country’s development seems to persist.
Within such Conference, the SVIMEZ has concentrated on «Which industrial policy for Southern Italy?», thus introducing, from different points of view, some of the main issues included in the 2015 SVIMEZ Report. This paper focuses on the opinions expressed towards the Report after its presentation, and, in particular, on the opinion expressed by the Government, definitely disapproving and seeming to back the idea of a «Masterplan for Southern Italy», whose guidelines have been issued. This paper raises objections towards such Masterplan, with respect to the lack of a strategic vision, controversial ways of carrying out such plan, instruments used, and it proposes again a «Plan of first intervention» based on some «development drivers», brought to the attention by the SVIMEZ for a long time.

  

Perchè il Mezzogiorno ha bisogno di una specifica politica industriale
di Luca Cappellani, Riccardo Padovani e Grazia Servidio
Parole chiave: Politica industriale investimenti; produttività e competitività; divari territoriali

Nel paper si conduce un’analisi, a livello territoriale, degli strumenti volti al sostegno diretto degli investimenti, sotto il profilo dei principali obiettivi di politica industriale. Dopo aver descritto gli andamenti del settore industriale, prima e dopo la crisi avviatasi nel 2008 - dai quali emerge un aumento dei divari di produttività e di competitività tra il Mezzogiorno e il resto del Paese -, si effettua un confronto internazionale tra i diversi modus operandi della politica industriale. Negli anni della crisi l’Italia, diversamente da quanto avvenuto negli altri principali paesi avanzati, ha ridotto le risorse destinate alla politica industriale, penalizzando soprattutto il Mezzogiorno, nonostante esso rappresenti l’area maggiormente in ritardo e che più ha subito gli effetti della lunga recessione. Da qui la necessità di porre in essere una strategia di politica industriale nazionale e regionale, ancorata ad una visione di medio-lungo periodo, che assuma come obiettivo prioritario la ripresa del processo di industrializzazione del Sud, oltre a quello, più generale, della difesa e dell’adeguamento delle componenti più competitive del sistema produttivo nazionale. Si tratta di ricostruire una gamma di interventi ampia, differenziata a livello territoriale e adeguatamente dotata sotto il profilo finanziario.
In un’ottica di breve periodo, per contrastare l’attuale fase recessiva e porre le basi per avviare la costruzione di una strategia di politica industriale di più ampio respiro, si propone di rafforzare alcuni degli strumenti della politica industriale già operativi o in via di attuazione, che se declinati, in chiave meridionalistica, potrebbero consentire di ottenere rapidamente risultati tangibili.

Why Southern Italy needs a Specific Industrial Policy
by Luca Cappellani, Riccardo Padovani and Grazia Servidio
Keywords: Investment Industrial Policy; Productivity and Competitiveness; Territorial Gaps

This paper carries out an analysis, at territorial level, of those instruments aimed at directly supporting investments, with regard to the main objectives of industrial policy. After an outline of the trends of the industry, before and after the crisis begun in 2008 – which has shown an increase in productivity and competitiveness gaps between the South and the rest of Italy –, it makes an international comparison between the different modus operandi of industrial policy. During the years of crisis Italy, unlike what happened in other major developed countries, has reduced the resources devoted to industrial policy, damaging especially Southern Italy, even though it represents the most delayed area and that most suffered the effects of the long recession. Hence, the need to put in place a strategy of national and regional industrial policy, pegged to a medium to long term vision, that takes as its priority the recovery of the process of industrialization of the South of Italy, in addition to the more general objective of the defence and the adaptation of the most competitive components of the national production system. It is a question of rebuilding a wide range of interventions, diversified across regions and adequately equipped in financial terms. In a short-term perspective, to contrast with the current recession and lay the foundations to start to build a strategy of more comprehensive industrial policy, this paper aims at strengthening some of the tools of industrial policy already effective or underway, which could allow to quickly get tangible results if addressed to Southern Italy.

  

Agenzie di sviluppo e politica industriale: le prospettive dell’Agenzia nazionale per la coesione territoriale
di Antonio La Spina
Parole chiave: Politica industriale; Modelli di sviluppo; Agenzie di sviluppo; Mezzogiorno

Nella competizione globale tra paesi il ruolo della politica industriale è sempre più saliente. A questa spetta individuare i settori produttivi dotati di alte potenzialità, selezionare, attrarre, sostenere (senza distorcere la concorrenza) gli operatori più innovativi e promettenti, scegliere e applicare le modalità di intervento più rapide ed efficaci. L'assetto istituzionale è decisivo. Specie se si interviene in periodi di recessione e/o in aree in ritardo di sviluppo, agenzie indipendenti dotate di un mandato specifico e lungo, adeguatamente isolate dal ciclo politico-elettorale e dalle sollecitazioni locali, composte da specialisti, dotate di fondi e poteri adeguati e valutabili in base al grado di raggiungimento degli obiettivi assegnati sono la soluzione più appropriata. L'articolo si sofferma in particolare sull'esperienza irlandese e sui lusinghieri risultati lì conseguiti da Ida-Ireland anche in anni di crisi. L'istituzione in Italia dell'Agenzia nazionale per la coesione territoriale nel 2013 potrebbe diventare un punto di svolta rispetto agli insuccessi della precedente impostazione basata sullo “sviluppo endogeno”. Ma solo a condizione che tale Agenzia venga profondamente ripensata e riformata, assegnandole appunto compiti di politica industriale e di intervento diretto analoghi a quelli che caratterizzano il modello celtico.

Development Agencies and Industrial Policies: the Perspectives of the National Agency for Territorial Cohesion
by Antonio La Spina
Keywords: Industrial Policy; Development Models; Development Agencies; Southern Italy

Global competition among countries makes the role of industrial policy increasingly salient. Such a policy should identify areas with high production potential; it should select, attract, support (without distorting competition) the most innovative and promising economic agents, choose and implement the fastest and most effective ways of intervention. The institutional framework is crucial. Especially if the policy operates during a downturn phase and/or in areas which are lagging behind, the most appropriate solution is the creation of independent agencies. Such agencies should be provided with long and specific mandates, properly isolated from the political-electoral cycle and local pressures, formed by specialists, endowed with adequate powers and funds, and evaluated according to the ability to achieve their targets. The article focuses in particular on the Irish experience and the excellent results achieved there by Ida-Ireland, even during the recent economic crisis. The establishment in Italy of the National Agency for territorial cohesion (Natc ) in 2013 could become a turning point, after the failure of the previous approach based on «endogenous development ». But this may be so only on condition that the Natc be profoundly reconsidered and reformed, by assigning to it a responsibility for industrial policy and the tasks of direct intervention which are typical of the Celtic model.

  

Politiche di offshoring e reshoring nelle strategie di sviluppo e crescita del Mezzogiorno
di Ennio Forte e Delio Miotti
Parole chiave: Delocalizzazione; rilocalizzazione

Il frazionamento industriale nelle pratiche di offshoring, ha prodotto un progressivo decentramento produttivo del made in Italy con impatti pesantemente negativi sull’occupazione e, in alcuni casi, ha comportato la perdita di identità di consolidate produzioni eccellenti. Tuttavia, l’aumento in loco dei costi del lavoro e la minore qualità dei componenti, oltre ai sempre più incisivi costi traslog, stanno spingendo le imprese a rientrare nei rispettivi paesi europei e negli USA, registrando in tal caso profonde innovazioni di processo e prodotto attraverso il reingeenering delle fasi di lavorazione. Ma, con riguardo all’Italia ed al suo Mezzogiorno, i risultati sono possibili, tra l’altro, anche con appositi incentivi di tipo fiscale e finanziario, soprattutto all’economia reale dove i mercati dei servizi di trasporti e logistiche ne costituiscono il motore. Notevoli risultati potrebbero venire dalla bonifica logistica dei Retroporti necessaria per favorire l’attrazione degli investimenti e l’attuazione di politiche del reshoring nel rientro parziale o totale delle filiere del made in Italy. Allo scopo la Svimez ha proposto le Filiere Territoriali Logistiche (FTL) con sbocco a mare nei porti commerciali corrispondenti per incentivare i flussi in export. Ma risulta altrettanto necessaria la bonifica delle aree ex industriali dismesse localizzate in prossimità dei porti commerciali da idoneizzare a retroporti-distripark-distretti logistici o aree di semplice stoccaggio di container e rotabili che utilizzano l’economia del mare. Dette aree industriali presentano elevati potenziali valori di mercato, se bonificate a livello di distretti logistici, visto che l’immobiliare logistico in Italia ha superato ampiamente i valori dell’immobiliare del commercio e dello stesso edificato industriale convenzionale.

Offshoring and Reshoring Policies in Southern Italy’s Strategies of Development and Growth
by Ennio Forte and Delio Miotti
Keywords: Offshoring; Reshoring; Logistical Territorial Supply Chains

The industrial fractionation in offshoring has produced a gradual decentralization of Italian production with highly negative impacts on employment and, in some cases, it resulted in the loss of identity of well-established excellent goods. However, the increase in on-site labour costs and the lower quality of components, in addition to more and more incisive translog costs, are pushing businesses to come back to their countries in Europe and the USA, thus recording deep product and process innovations through the reengineering of manufacturing stages. But, with regard to Italy and to the South, some results are possible, among other things, also with special tax and financial incentives, especially towards the real economy, where transport and logistics markets represent the engine. Significant results could come from the logistical recovery of retroports, necessary to encourage investment attraction and the implementation of reshoring policies to return some or all of the made-in-Italy supply chains. To this end, the SVIMEZ has suggested Logistical Territorial Supply Chains, with access to the sea in corresponding commercial ports to boost export flows. But it is equally necessary the recovery of former industrial disused lands located near commercial ports to make them suitable for retroports-distripark-logistics districts or areas to store containers and rail vehicles using the sea economy. These industrial areas have high potential market values, if recovered as logistics districts, since the logistics real estate in Italy far exceeded the values of trade real estate and of the conventional industrial building.

  

L’approvvigionamento energetico da fonti alternative e/o integrative di quelle tradizionali
di Mariano Giustino
Parole chiave: Energia elettrica; fonti energetiche; fonti rinnovabili, mercato elettrico

L’utilizzo delle fonti rinnovabili nella produzione dell’energia elettrica in Italia ha ormai una sua storia consolidata mentre è ancora ai primi passi nei settori dei trasporti e nella produzione di calore. Nel campo energetico con la liberalizzazione della produzione e la successiva istituzione di una borsa elettrica per la vendita, il mercato si è reso dinamico e competitivo. Il comparto produttivo si presenta oggi molto diversificato per numerosità, caratteristiche territoriali, dimensioni, fonte.
In particolare è stato possibile evidenziare che ogni fonte energetica ha sue specifiche che rafforzano sempre di più il principio che non esiste una fonte in assoluto sostitutiva delle fossili ma che è utile e necessario costruire un mix di fonti alternative che, sfruttando le particolarità dei singoli segmenti e territori, possa superare tutti i vincoli che interessano ogni singola fonte o comparto.
In ogni caso appare evidente che l’effetto delle fonti rinnovabili sulla bolletta elettrica è assolutamente positivo e non solo in una visione macro, dove si riducono le importazioni di petrolio, la dipendenza dall’estero, l’esborso finanziario; ma anche in termini micro dal momento che si è potuto riscontrare che una parte importante dei risparmi in bolletta per i cittadini degli ultimi anni è sicuramente ascrivibile all’azione delle fonti rinnovabili.
In questo contesto di progressiva sostituzione di fonti energetiche fossili con fonti energetiche rinnovabili, si individua una grande opportunità per il Paese tutto e per il Mezzogiorno in particolare. Il Mezzogiorno è , nei fatti, diventato esportatore netto di energia soprattutto verso le altre aree del Paese. Il Nord, viceversa, seppure in calo nei consumi continua ad importare grandi quantità di energia. Tali flussi di importazione rappresentano il primo importantissimo mercato sostitutivo potenziale per le produzioni provenienti dai territori meridionali ancora dalle grandi potenzialità inutilizzate in termini di vento, sole, terra e biomasse.
Questo lavoro cerca di fornire un quadro di sintesi e si sviluppa attraverso una analisi dell’attuale contesto del mercato elettrico e delle dinamiche evolutive, a partire dal D.L. n. 79/99 (liberalizzazione del mercato), nonché dell’impatto delle fonti rinnovabili su prezzi e mix. Viene offerta anche una focalizzazione sull’attuale livello di approvvigionamento di energia da fonti rinnovabili per uso termico e dei trasporti. Il lavoro si completa con una proposta operativa per l’utilizzo di fonti rinnovabili per uso termico.

Energy Supply from Sources that are Alternative and/or Supplementary to Traditional Ones
by Mariano Giustino
Keywords: Electricity; Energy Sources; Renewable Sources; Electricity Market

The use of renewable sources in electricity production in Italy is now wellestablished while it is taking its first steps in the sectors of transport and production of heat. In the energy sector, with the liberalization of production and the subsequent establishment of a power stock market for the sale, the market has become dynamic and competitive. The production sector is today highly diversified by number, territorial characteristics, size, source. In particular, it was possible to show that each energy source has its specific features that strengthen more and more the principle that there is not an absolute source that replaces fossil sources but that it is useful and necessary to build a mix of alternative sources which, by exploiting the particularities of individual segments and territories, can overcome all the constraints that affect every single source or sector. In any case it is clear that the effect of renewable sources on the electricity bill is very positive, not only in a macro view, where oil imports, foreign dependence, financial expenditure are reduced; but also in micro terms since it was observed that an important part of citizens’ savings in electricity bills in recent years is certainly due to the action of renewable sources. In this framework of gradual substitution of fossil fuels with renewable energy sources, a major opportunity for the whole Country and for the South in particular is identified. The South has, in fact, become a net exporter of energy especially to the rest of the Country. The North, on the contrary, although with lower consumption levels, continues to import large amounts of energy. These import flows represent the foremost potential substitute market for productions from the southern territories which have potentials still to a large extent untapped in terms of wind, sun, earth and biomass. This paper aims at providing a summary and is developed through an analysis of the current context of the electricity market and of development trends, starting from the L.D. no. 79/99 (market liberalization), and the impact of renewable sources on prices and mix. It focuses also on the current level of supply of renewable energy for heating use and transport. The paper is completed with an operational proposal for the use of renewable sources for heating purposes.

  

L’efficienza energetica negli edifici pubblici
di Anna Maria Fogheri
Parole chiave: rigenerazione urbana e ambientale; efficienza energetica; edifici pubblici; edifici vincolati; distretto urbano; città intelligente

L’efficienza energetica riveste un ruolo di fondamentale importanza e nell’ambito di tale ruolo, l’efficientamento energetico degli edifici appartenenti alla Pubblica Amministrazione Centrale ha assunto la determinante funzione di modello attraverso il quale facilitare la transizione dal tradizionale sistema edificio-impianto, all’avanzato sistema edificio–intelligente.
Ma allo stato dell’arte, non tutti i governi sono preparati ad affrontare un cambiamento di così radicale portata poiché è necessaria una integrazione al tradizionale modello dell’attuale sistema finanziario e del sistema del prestito bancario, oggi troppo restrittivi per favorire il recepimento normativo in tempi brevi ma con metodi efficaci.
Nel Mezzogiorno però sussistono rilevanti limiti nel processo di adozione delle misure stesse dell’efficienza energetica, oltre alle frequenti barriere che sono riscontrabili anche alla maggioranza degli edifici pubblici appartenenti ai Paesi membri dell’Unione europea.
Infatti, gran parte dell’intero patrimonio alla Pubblica Amministrazione appartiene proprio alla categoria di edifici vincolati per il loro carattere di pregio storico e artistico, per i quali la rimozione delle vecchie tecnologie per la sostituzione con tecnologie più appropriate in termini di prestazioni, risparmio energetico e comfort ambientale, richiede inevitabilmente accurati studi preliminari sui criteri operativi adottabili, al fine di coniugare il risparmio energetico sostenibile con i requisiti imposti per la loro conservazione e tutela.
Negli edifici pubblici non sottoposti ad alcuna forma di vincolo, il retrofit energetico dovrebbe interessare l’intero complesso o distretto urbano di edifici, a supporto di un criterio di intervento conforme alla esigenza di accelerare i tempi del processo di rigenerazione urbana e ambientale nel Sud anche in relazione ai principi della città intelligente.

Energy Efficiency in Public Buildings
by Anna Maria Fogheri
Keywords: Urban and Environmental Regeneration; Energy Efficiency; Public Buildings; Bound Buildings; Urban District; Smart City.

Energy efficiency has a fundamental role; within such role, the energy efficiency of the buildings belonging to the Central Government has become a model through which make the transition from the traditional building-plant system to the advanced smart-building system easier. But, according to the latest developments, not all governments are prepared to deal with such a radical change as it is required to integrate the traditional model with the current financial system and the system of bank loan, which currently are too restrictive to promote the implementation of legislation quickly but with effective methods.
However, in southern Italy there are significant limitations to the process of adoption of the measures of energy efficiency, in addition to frequent barriers that can be observed in most public buildings in Eu Member States. In fact, most of the whole property of the Public Administration belongs to the category of buildings bound for their historical and artistic value; for them, the removal of old technologies to be replaced with the most appropriate technologies in terms of performance, energy savings and environmental comfort, inevitably requires careful preliminary studies on the operational criteria that can be adopted, in order to combine the sustainable energy-saving with the requirements dictated for their conservation and protection. In not bound public buildings, the energy retrofit should concern the entire complex or urban district of buildings, to support a policy which fulfils the need to speed up the process of urban and environmental regeneration in the South, also in relation to the principles of smart city.

  

  

  

  

  

  

Associazione per lo sviluppo
dell'industria del Mezzogiorno
via di Porta Pinciana 6, 00187 Roma
Centralino 06.478501
Fax 06.47850850