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Presentazione Rapporto SVIMEZ 2018 L'economia e la società del Mezzogiorno
Tutti i materiali
Intervista al Presidente Adriano Giannola sull'Autonomia differenziata
(4 gennaio)
Il Direttore Luca Bianchi presenta il Rapporto SVIMEZ alla stampa estera
(3 dicembre)
4° incontro Istituti meridionalisti, indetto dai Presidenti Bianco (ANIMI) e Giannola (SVIMEZ)
La legge di Bilancio 2019, Prospettive e dinamiche di sviluppo nel Mezzogiorno (10 dicembre)
Il Presidente Mattarella ha ricevuto una delegazione SVIMEZ
6 novembre
Rivista economica del Mezzogiorno - Numero 1-2 del 2018 - ABSTRACT

Un’analisi delle proposte avanzate sul “Federalismo differenziato”
di Adriano Giannola e Gaetano Stornaiuolo
Parole chiave: Residui Fiscali; Perequazione; Mezzogiorno

Il lavoro esamina le proposte di applicazione di una nuova ripartizione delle funzioni tra Stato e Regioni (federalismo istituzionale) che le tre Regioni (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) intendono ottenere utilizzando il processo previsto dall’art. 116, terzo comma, della Costituzione. Nella seconda parte della ricerca si valutano gli effetti delle proposte avanzate per il loro finanziamento (federalismo fiscale), una volta che le materie saranno devolute alle Regioni. L’esame di questo secondo tema utilizzerà lo strumento del “residuo fiscale”, attraverso il quale si può valutare la ripartizione delle risorse tra le diverse aree territoriali del Paese e l’adeguatezza della funzione redistributiva attuata dallo Stato. La stima dei residui fiscali regionali in Italia mostra una riduzione nella funzione redistributiva dello Stato tra il 2000 e il 2015, soprattutto quando si riportano all’interno della spesa complessiva gli interessi di cui godono i cittadini in possesso di titoli di Stato.
Infine la ricerca mostra che se venisse accettata la proposta non motivata di assegnare alle Regioni che attueranno il federalismo differenziato risorse non corrispondenti al fabbisogno (come la Proposta del Veneto) si verificherebbero due impatti: il primo avrebbe effetti sulla dimensione orizzontale della perequazione poiché modificherebbe la ripartizione delle risorse pubbliche a favore delle Regioni che chiederanno maggiori funzioni; il secondo avrebbe effetti sulla dimensione verticale della perequazione poiché ridurrebbe l’entità delle risorse a disposizione dell’Ente centrale per attuare la politica redistributiva prevista dalla Costituzione e per finanziare le funzioni minime che gli rimarranno ancora affidate.

An analysis of the proposal on “Differentiated Federalism”
by Adriano Giannola and Gaetano Stornaiuolo
Keywords: Tax Surpluses; Equalization; Mezzogiorno

This paper focuses on the proposals for the implementation of a new division of functions between the State and the Regions (institutional federalism) that the three Regions (Lombardy, Veneto and Emilia-Romagna) want to obtain using the process envisaged by art. 116, third paragraph, of the Constitution. The second part of this research assesses the effects of the proposals advanced as to their funding (fiscal federalism), once the matters will be devolved to the Regions. The investigation of this lattertopic will use the tool of the “tax surplus”, through which we can evaluate the distribution of resources between the different territorial areas of the country and the adequacy of the redistributive function implemented by the State. The estimate of regional tax surpluses in Italy shows a decrease in the redistributive function of the State between 2000 and 2015, especially when the interests enjoyed by citizens owning government bonds are reported within the total expenditure.
Finally, this study shows that if the unjustified proposal to allocate to the Regions that will implement differentiated federalism resources not corresponding to the needs (such as the Veneto Proposal) would be accepted, two impacts would occur: the first would affect the horizontal dimension of equalization as it would change the distribution of public resources in favour of the regions that will request more functions; the second would have effects on the vertical scale of equalization as it would reduce the amount of resources available to the central body to implement the redistributive policy envisaged by the Constitution and to finance the minimum functions that will still be left to it.

 

Effetti della crisi, dei requisiti di capitale e del rischio in una struttura economica dualistica
di Cesare Imbriani e Antonio Lopes
Parole chiave: Vigilanza; Banche; Mezzogiorno

Le criticità che le banche italiane hanno manifestato nell’ultimo decennio sono in gran parte correlate all’andamento estremamente negativo del sistema produttivo e del PIL il quale ancora nel 2017 era inferiore del 5,5% a quello del 2008.
La conseguente prospettiva di un peggioramento della qualità del credito induce le aziende di credito ad adottare politiche dei prestiti più restrittive.
Tale comportamento è però anche la conseguenza di un modello di vigilanza che è andato caratterizzandosi, con la revisione degli accordi di Basilea e gli interventi della BCE e dell’ESMA, per l’imposizione di vincoli sempre più stringenti e generalizzati a tutte le categorie di intermediari per quanto concerne capitalizzazione, liquidità e gestione dei rischi; ciò al fine di consentire, sul piano microaziendale, una maggiore resilienza a situazioni avverse.
D’altro canto, sul piano macroeconomico tale impostazione impone alle banche vincoli che impediscono di sostenere il sistema produttivo. La conseguente restrizione del credito, da un lato non riesce pertanto a contribuire a un livello significativo di crescita delle imprese nelle aree più sviluppate, dall’altro, compromette le prospettive di sviluppo delle attività produttive nelle aree più deboli, specie in quelle meridionali.
In definitiva, l’accentuazione di tale dualismo pregiudica l’instaurazione di un rapporto virtuoso tra prenditore e datore di fondi, non contribuendo efficacemente all’obiettivo della stabilità del sistema bancario.

The effects of crisis, capital requirements and risk in a dualistic economic structure
by Cesare Imbriani and Antonio Lopes
Keywords: Supervision; Banks; Southern Italy

The critical issues that Italian banks have shown over the last decade are largely related to the extremely negative performance of the production system and of GDP, which in 2017 was still 5.5% lower than in 2008.
The consequent prospect of a deterioration in credit quality leads financial institutions to adopt tighter loan policies.
However, such behaviour is also the consequence of a model of supervision that has been characterized – due to the revision of the Basel agreements and the interventions of the ECB and ESMA – by the imposition of increasingly pressing and generalized constraints to all categories of brokers regarding capitalization, liquidity and risk management; this occurs in order to allow, at a micro-enterprise level, greater resilience to adverse situations.
On the other hand, at a macroeconomic level, this approach imposes constraints on banks, not allowing them to support the production system. Therefore, the consequent credit tightening fails to contribute to a significant level of business growth in the more developed areas on the one hand, and compromises the prospects for development of production activities in the weakest areas – especially in the southern regions – on the other.
Ultimately, the accentuation of such dualism undermines the establishment of a virtuous relationship between the borrower and the fund manager, not contributing effectively to the aim of the stability of the banking system.

 

Crisi economica, resilienza e nuovi dualismi regionali
di Roberta Arbolino e Ugo Marani
Parole chiave: Regioni Resilienti; Grande Crisi; Crescita Trainata dalle Esportazioni; Dualismi Regionali; Politica di Coesione Comunitaria

La divergenza che le regioni meridionali registrano rispetto alle aree più dinamiche dell’Europa muovevano da alcune ipotesi fondanti riguardanti la difficoltà del loro sviluppo in un contesto di economia aperta e dall’assenza di politiche economiche che tali divergenze mettessero al centro delle proprie priorità.
Nonostante sia trascorso quasi mezzo secolo, oggi questo approccio mantiene e, anzi, rafforza la sua validità pur in presenza di una mutazione irreversibile del contesto in cui questa riflessione si calava: alla crescita di un’economia europea aperta succede una crisi strutturale; alle priorità, talora di rito, della “questione meridionale” subentra una rimozione, anche terminologica, della stagnazione delle regioni del Sud; le politiche economiche nazionali sono sostituite, o eliminate, dai vincoli di un’area valutaria incapace di reagire a una crisi economica che essa stessa ha contribuito in modo determinante a originare.
In questo mutevole contesto si intende proporre l’ipotesi che i meccanismi sottostanti al dualismo da crescita di decenni addietro siano, in buona sostanza, i medesimi del “dualismo da recessione” di oggi.
Il richiamo a recenti modelli interpretativi, quale quello della resilienza e dell’isteresi regionale in Italia, ha consentito quindi di verificare questa ipotesi e di reinterpretare il dualismo tra le regioni del Mezzogiorno e quelle del Nord in termini di capacità di resistenza agli shock economici e di recupero nei periodi post crisi.

Economic Crisis, Resilience and New Regional Dualisms
by Roberta Arbolino and Ugo Marani
Keywords: Regional Resilience; Great Recession; Export Led Model; Regional Dualism; EU Cohesion Policy

The divergences between Southern regions and dynamical European areas start from the following fundamental hypotheses: the “open economy framework” and the lack of economic policies focused on the priority of these differences are the major causes of these divergences.
Nearly half a century, this approach performs even better now that the context in which this ideas was developed: today a structural crisis follows the “growth age” of the European economy; the “Southern Question” is removed despite a deep stagnation in the South of Italy; the national economic policies are replaced by the restrictions imposed in the currency area which itself is still not able to react to the economic crisis that it contributed to generate it.
Despite this changing context, we propose that the processes that caused regional divergences in a growing framework some decade ago are quite similar to the processes that led to divergences in the current recession: the “recession led dualism” is a new version of “export led growth”.
The reference to recent interpretative models, such as the resilience and the regional hysteresis in Italy, has allowed thus to verify this hypothesis and toreconsider the dualism among the Southern and North regions in terms of resistance to the economic shocks and recovery in the periods post crisis.

 

La mobilità degli studenti universitari in Italia
di Antonella Rita Ferrara e Rosanna Nisticò
Parole chiave: Migrazione studentesca; Divari Regionali; Università; Capitale Umano

La mobilità degli studenti universitari ha implicazioni per lo sviluppo regionale. Un’area geografica con un saldo netto positivo di studenti universitari si configura come un territorio candidato ad accrescere la propria dotazione di forza lavoro altamente qualificata (brain gain), e, nel contempo, ad innescare processi di crescita e di sviluppo stimolati da una serie di attività economiche: da quelle legate alla domanda di beni e servizi da parte degli studenti “fuori sede”, a quelle indotte da un processo moltiplicativo sul reddito, all’insieme degli effetti esterni positivi determinati dalla presenza in un’area di capitale umano qualificato. Cosa accade, tuttavia, quando la migrazione studentesca in un Paese è unidirezionale, soltanto da alcune regioni verso altre? Quali ragioni sono alla base di questo fenomeno? É il caso dell’Italia, dove la mobilità degli studenti si caratterizza per un trend crescente di immatricolazioni di studenti meridionali in Università del Centro-Nord, non controbilanciato da spostamenti di comparabile entità in direzione geografica opposta. Per di più, una quota consistente di studenti meridionali che si laureano nel Centro-Nord spesso non ritorna nelle regioni di origine, ma rimane alla ricerca di un’occupazione nelle più avanzate regioni del Paese. Questa migrazione selettiva determina sia effetti di brain drain che di income drain dalle regioni del Mezzogiorno. Questo articolo esamina empiricamente la mobilità infra-regionale degli studenti universitari italiani negli ultimi 13 anni.

University students’ mobility in Italy
by Antonella Rita Ferrara and Rosanna Nisticò
Keywords: Student Migration; Regional Gaps; University; Human Capital

University students’ mobility has implications for regional development. By attracting students, Universities significantly contribute to enhance regional endowment of a highly skilled workforce and to rise regional GDP by stimulating a number of economic activities linked to the demand for goods and services from students living away from home. But, what if student migration inside a country follows just a unidirectional flow from certain regions towards other ones? More interestingly, why does it happen? This is the case of Italy, where student mobility is characterized by an increasing trend of enrollment by students from the Mezzogiorno regions towards Central-Northern Universities, not offset by a comparable flow in the opposite direction. Even more, students from the South of Italy, who graduate in Centre-North, often do not come back in their region of origin, but they search for occupation in the more developed regions of Centre-North. This selective migration elicits a brain drain from Southern regions; it also causes income transfers in favor of the regions of destination (at least in the measure of the costs of living away from the family of origin). This paper aims at giving evidence on the infra-region Italian students’ mobility over the last 13 years.

 

La dinamica delle professioni a livello interregionale. Una nuova divisione del lavoro?
di Rocco Vincenzo Santandrea e Alessandro Lombardi
Parole chiave: Sviluppo delle Competenze; Categorie Professionali; Divari Occupazionali Territoriali; Polarizzazione del Lavoro; Qualificazione del Lavoro

Molte ricerche negli ultimi anni stanno evidenziando profondi cambiamenti nella ricomposizione dei processi produttivi tra i diversi settori, con un impatto molto forte sulla dinamica di lungo periodo del mercato del lavoro e dello sviluppo delle competenze professionali a causa di due importanti fattori: l’innovazione tecnologica e la internazionalizzazione delle piattaforme produttive e della catena del valore. Questi due fattori producono effetti contrastanti sulla evoluzione del mercato del lavoro e dei fabbisogni professionali. L’innovazione tecnologica richiede sempre più lavoro qualificato a crescente contenuto di conoscenza. L’internazionalizzazione delle piattaforme produttive, attraverso la riorganizzazione internazionale del lavoro, può spingere, da un lato, verso un abbassamento e, dall'altro, verso un innalzamento dei contenuti professionali richiesti (effetto di “polarizzazione”) sul mercato del lavoro. Questi due fenomeni stanno cambiando la dinamica occupazionale delle professioni e la domanda di lavoro all’interno delle imprese e del sistema economico nazionale.
Il contributo si pone l’obiettivo di indagare se non si stia configurando una nuova forma di divisione del lavoro interregionale attraverso la ricomposizione dei contenuti professionali richiesti dalle imprese.
Sotto il profilo metodologico, l’analisi considera due periodi: 2004-2016 facendo riferimento al primo livello di classificazione delle professioni (con 9 raggruppamenti professionali) in modo tale da ridurre al minimo eventuali disomogeneità nei dati tra i diversi periodi. Invece, l’analisi più dettagliata dei cambiamenti occupazionali in relazioni alle professioni riguarda il periodo 2012-2016 e considera il terzo livello di raggruppamento (con 129 classi professionali). In tal modo si è nelle condizioni di avere un confronto con dati omogenei e livelli di classificazione delle professioni sufficientemente dettagliati. Infine, sotto il profilo territoriale, si considerano le tre grandi ripartizioni Nord, Centro e Mezzogiorno.

The dynamics of professions at the interregional level. A new division of labor?
by Rocco Vincenzo Santandrea e Alessandro Lombardi
Keywords: Skill Development; Professional Groups; Territorial Labor Gap; Employment Polarization; Job Qualification

In the last few years a lot of researches have stressed deeply changes in the reorganization of production processes across different sectors, with a strong impact on the long-term dynamics of the labor market and the development of professional skills due to two main factors: technological innovation and the internationalization of production platforms and the value chain. These two factors have different effects on the evolution of the labor market and professional competences. Technological innovation requires skills with increasing knowledge content. Internationalization of production platforms through reorganization of jobs produces different effects at sectoral and territorial level: a stage in the production process located in an area may require skilled labor, another stage of the same production process located in another area may require unskilled labor. The combination of the two factors has important change in employment dynamics and professional content with a contemporary effect of increasing the skilled and unskilled jobs (polarization effect on the labor market). Moreover, the polarization effect could have e a different combination at the territorial level.
The contribution aims to analyze whether a new form of division of interregional labor is being configured through the redeployment of professional content required by businesses.
From the methodological point of view, the analysis is conducted for the period 2012-2016 and considers the 3-digit level of classification of professional groups (129 professional classes- ISTAT CP2011). For this period the data are homogeneous and it is possible a comparison with sufficiently detailed professional classification levels. Finally, from the territorial point of view, we consider the three main territorial divisions North, Center and South of Italy.

 

Una rassegna sui temi dell’immigrazione in Italia
di Francesco Dandolo
Parole chiave: Immigrazione; Integrazione; Italia; Mezzogiorno

Il presente saggio si pone l’obiettivo di riflettere sul tema dell’immigrazione in Italia e di rilanciare il dibattito su tale problematica in chiave moderna e propositiva, abbandonando le superficiali e propagandistiche letture che spesso si fanno di tale fenomeno nella quotidianità. L’Italia è interessata in maniera strutturale dal fenomeno dell’immigrazione a partire dagli anni Settanta, quando gli arrivi nella penisola iniziarono a superare le partenze, invertendo la rotta rispetto all’emigrazione che aveva sempre prevalso in Italia, sin dal periodo precedente all’Unità. A partire dagli anni Settanta, infatti, l’Italia è stata interessata dall’arrivo di persone da aree in ritardo di sviluppo del mondo, tra le quali si ricordano soprattutto l’Africa, il Medio Oriente e i Paesi dell’Est Europa. Mentre la penisola iniziava a subire il processo di invecchiamento della popolazione e il fenomeno della crescita zero, i paesi da cui si originavano tali flussi dimostravano una vera e propria esplosione demografica. Nel saggio si evidenzia, tuttavia, che il fenomeno dell’immigrazione è rilevante ma non ha mai presentato numeri allarmanti. In aggiunta, gli immigrati sono una straordinaria risorsa per il Paese: oltre all’interessante e arricchente scambio di culture che propongono, essi partecipano attivamente alla creazione di PIL e soprattutto, grazie ai contributi versati, permettono il pagamento di un consistente numero di pensioni. Negli ultimi anni sono in crescita gli immigrati presenti nel Mezzogiorno d’Italia, anche a causa degli sbarchi provenienti dalla Libia. Un esempio è quello di Castel Volturno, dove essi trovano lavoro nel settore primario, come domestici e commessi negli esercizi commerciali, oppure quello di Napoli, recentemente interessata dall’arrivo di un gran numero di cinesi. Tutta l’area napoletana, inoltre, vede una forte presenza di ucraini e filippini. In definitiva, l’immigrazione è una straordinaria opportunità per il Mezzogiorno e per l’Italia.

A Review on Immigration Issues in Italy
by Francesco Dandolo
Keywords: Immigration; Integration; Italy; Mezzogiorno

This paper has the goal to reflect on the immigration issue in Italy and to reinvigorate the debate about that in a more modern and open-minded way, avoiding superficial and propagandistic visions that a lot of time affect this phenomena every day. Italy has been facing immigration in a structural way since the Seventies, when the arrivals overcame the departures, inverting the flow of emigration that has always had a major role in Italy, even before the unification process. In fact, starting from the Seventies, Italy has been considered an arrival point for people coming from developing countries, like Africa, Middle East and Eastern European countries.
While the peninsula started bearing the aging and the zero rate growth of population, the countries where these flows originated were affected by a demographic explosion. Nevertheless, the paper clarifies that the immigration process is relevant but it never showed itself as a huge emergence by numbers. Moreover, immigrants are an extraordinary resource for the country: apart from the interesting and enriching process of cultural cross-over they propose, they actively contribute to the GDP creation and, above all, they permit the payment of a huge amount of pensions thanks to the contributions they deposit. During the last years an increasing number of immigrants is based on Mezzogiorno, also for the arrivals coming from Libia. An example is that of Castel Volturno, where they work in the primary sector, like servants or workforce in the commercial activities, or that of Naples, recently chosen as arrival point by a huge numbers of Chinese people. Moreover, all the Neapolitan area shows a robust presence of Ukrainians and Filipinos. To sum up, immigration is an extraordinary opportunity for Mezzogiorno and for Italy.

 

La Basilicata e la Blue Economy
di Giovanna Catullo
Parole chiave: Blue Economy; Pesca e Acquacoltura; Basilicata

Considerata la crescente importanza rivolta al mare ed alle sue ricchezze, il presente lavoro si propone di affrontare il tema dell’economia del mare in Basilicata, con lo scopo che è quello della valorizzazione, attraverso l’economia del mare, della regione. Essa, attualmente, nonostante sia ubicata in posizione centrale ed equidistante dai Mari che la circondano, non si avvale della geografia favorevole.
Il testo volge l’attenzione all’iniziativa della Commissione europea e alla “Blue Growth”; rileva l’interesse per l’acquacoltura e la pesca nel rispetto dell’ambiente naturale e della salute umana; tiene conto dei risultati statistici fra regioni italiane.
Si pone, inoltre, attenzione al Programma Operativo Pesca ed Acquacoltura in Basilicata, e si affronta il tema della “Blue Economy” nel Mezzogiorno, con particolare riguardo al contributo offerto dalla regione analizzata.
Evidenzia, infine, che la Basilicata, proprio attraverso i suoi limiti, può rappresentare un esempio positivo di applicazione delle misure comunitarie e degli obiettivi della Politica comune della pesca (PCP) senza alterarne la capacità di carico.

Basilicata and Blue Economy
by Giovanna Catullo
Keywords: Blue Economy; Fisheries and Aquaculture; Basilicata

Given the growing importance to the sea and its wealth, this paper aims to tackle the theme of the maritime economy in Basilicata, with the purpose of enhancing the region through such economy. Currently, although it is centrally located and equidistant from the surrounding seas, it does not make use of its favourable position.
This work draws attention to the initiative of the European Commission and to “Blue Growth”; it highlights the interest in aquaculture and fisheries, respecting the natural environment and human health; furthermore, it takes into account the statistical results among Italian regions.
Attention is also paid to the Operational Programme for Fisheries and Aquaculture in Basilicata, and the topic of “Blue Economy” in Southern Italy is discussed, with particular regard to the contribution offered by the region analysed.
Finally, it highlights that Basilicata, precisely through its limits, can be a positive example of the application of Community measures and the objectives of the Common Fisheries Policy (CFP) without altering their carrying capacity.

 

L’evoluzione della spesa ambientale delle regioni italiane tra il 2001 e il 2014
di Marcella D’Uva
Parole chiave: Spesa Ambientale; Politiche Regionali

Obiettivo del presente lavoro è studiare il comportamento e la dinamica della spesa pubblica pro capite ambientale nelle regioni italiane nel periodo 2001-2014. Lo studio propone, inoltre, una verifica indiretta dell’esistenza di una curva di Kutznets ambientale nelle regioni italiane attraverso lo studio della relazione tra PIL e spesa per la tutela ambientale. Nelle regioni centro-settentrionali i risultati, in linea con la teoria, suggeriscono la presenza di una EKC. In quest’area un più ampio impiego di tecnologie a minore impatto ambientale riduce l’inquinamento e richiede una minore spesa locale per la protezione dell’ambiente. Nelle regioni meridionali, al contrario, una configurazione produttiva inadeguata necessita ancora di un notevole supporto in termini di risorse pubbliche per fronteggiare le emergenze ambientali.

The dynamics of environmental expenditure in Italian regions in the period 2001-2014
by Marcella D’Uva
Keywords: Environmental Expenditure; Regional Policies

The aim of the present paper was to study the behavior and the dynamics of per capita regional environmental expenditure in Italy in the period 2001-2014. Furthermore the study suggests an indirect test on the presence of an EKC in the Italian regions through the analysis of the relationship between GDP and environmental expenditure. In the northern-central regions econometric results, in line with the theory, evidence the presence of an EKC. Probably, in this area the adoption of technologies with less environmental impact reduce pollution and, then, environmental expenditure. In the southern regions an inadequate productive structure still requires support in terms of environmental expenditure.

 

Lo sviluppo economico ed infrastrutturale del Porto di Napoli nei primi decenni post-unitari: limiti ed opportunità
di Serena Potito
Parole chiave: Economia Napoletana Post-unitaria; Questione Meridionale; Infrastrutture Portuali; Sviluppo del Commercio Internazionale; Porto di Napoli; Emigrazione

L’incapacità di disegnare un modello chiaro ed organico di sviluppo industriale, una secolare arretratezza economica, la responsabilità di una classe politica locale – impreparata da un punto di vista tecnico-amministrativo e disinteressata verso le sorti della città − abbandonarono Napoli ad una decadenza senza ritorno nei decenni successivi all’Unità.
Mentre la città perdeva il suo ruolo di centro privilegiato, inserendosi in un mercato più ampio e senza le barriere protezionistiche dell’età borbonica, venivano alla luce la limitatezza delle sue potenzialità mercantili e dei suoi traffici commerciali.
Benché nei primi due decenni non si colse un contraccolpo immediato sul commercio partenopeo – in un periodo in cui gli scambi internazionali su larga scala andavano riducendo le barriere tra paesi, accompagnati dallo sviluppo e ammodernamento delle infrastrutture −, l’aumentato traffico di navi non riuscì ad arrecare un proporzionale accrescimento di ricchezza per la città, mentre il porto andava sempre più assumendo la fisionomia di scalo per gli emigranti, rimanendo invece limitato ai confini regionali per il traffico di merci.
A risentire di questa crisi fu soprattutto la struttura urbana, ormai inadeguata nei confronti delle esigenze dei traffici, delle infrastrutture e dei servizi di una città moderna. La strategia di trasformazione post-unitaria mancò dunque di un progetto organico di interventi, limitandosi ad interventi parziali, che non furono in grado di innescare quel processo di trasformazione dello spazio metropolitano.
La presente ricerca mette il luce come le due questioni principali − lo sviluppo delle infrastrutture portuali e la trasformazione in senso industriale della zona, strettamente interrelate e complementari − si mostrarono punti dolenti in un momento storico in cui stava avvenendo la prima vera globalizzazione e lo sviluppo degli scambi internazionali in senso moderno, generando, probabilmente, una delle più grandi occasioni mancate che avrebbe condannato il destino di Napoli e delle zone limitrofe.

The economic and infrastructural development of the Port of Naples in the first post-unitary decades: constraints and opportunities
by Serena Potito
Keywords: Post-unitary Neapolitan Economy; Southern Question; Port Infrastructures; Development of International Trade; Port of Naples; Emigration

The inability to design a clear and organic model of industrial development, a centuries-old economic backwardness, the responsibility of a local political class – unprepared from a technical and administrative point of view and disinterested in the fate of the city – led Naples to a decadence without return in the decades following the Unity.
While the city lost its role as a privileged centre, entering a wider market and without the protectionist barriers of the Bourbon age, the limitation of its commercial potential and its commercial traffic came to light.
Although in the first two decades there was no immediate backlash on Neapolitan trade – at a time when large-scale international trade was reducing the barriers between countries, accompanied by the development and modernization of infrastructure – the increased ship traffic failed to bring about a proportional wealth increase for the city, while the port was increasingly taking on the appearance of an airport for migrants, remaining limited to regional borders for goods traffic.
Above all the urban structure suffered this crisis, being now inadequate to the needs of traffic, infrastructure and services of a modern city. The post-unitary transformation strategy therefore lacked an organic project of interventions, limited to partial interventions, which were not able to trigger a process of transformation of the metropolitan area.
This research sheds light on how the two main issues – the development of port infrastructures and the transformation of the area in the industrial sense, strictly interrelated and complementary – were sore points in a historical moment in which the first real globalization and the development of international trade in the modern sense was taking place, probably generating one of the greatest missed opportunities that would have condemned the fate of Naples and the surrounding areas.

 

L’attrazione degli investimenti: strumenti specifici e nuove politiche industriali
di Luca Cappellani, Riccardo Padovani e Grazia Servidio
Parole chiave: Investimenti Esterni al Mezzogiorno; Politica industriale; Politiche di Attrazione

Il presente contributo è incentrato sul tema dell’attrazione degli investimenti, e più in particolare sul ruolo – che si ritiene essenziale − delle imprese esterne, nazionali ed estere, per la ripresa del processo di sviluppo industriale del Mezzogiorno. L’ulteriore accrescimento delle dimensioni dell’apparato industriale meridionale si presenta infatti oggi, ancora più che in passato, una questione ineludibile, in quanto gli effetti drammatici della grande crisi hanno colpito molto più pesantemente il Sud rispetto al resto del Paese, lasciando sul campo un apparato produttivo, ancora più ridotto, largamente incompleto e decisamente insufficiente ai bisogni dell’area.
É apparso, dunque, utile ripercorrere le vicende che hanno contrassegnato il nesso tra sviluppo industriale del Mezzogiorno e investimenti e imprese ad esso esterni, alla luce delle diverse stagioni che hanno contraddistinto l’evoluzione degli interventi diretti delle politiche industriali. A questo ultimo proposito, si ritiene infatti che un ruolo importante sia svolto dal complessivo quadro del sistema di agevolazioni, in quanto teso ad accrescere la convenienza della localizzazione degli investimenti.
Si ripercorrono così: la stagione degli anni ’60 e della prima metà del decennio successivo di intensa industrializzazione del Mezzogiorno, che rese possibile localizzare nel Sud una moderna industria nei settori di base funzionale a tutto il Paese, grazie soprattutto all‘attrazione di stabilimenti medio-grandi a proprietà esterna all’area; gli anni ’80, caratterizzati da un generale indebolimento della politica industriale, che non impedì però l’introduzione nel 1986 di uno specifico strumento per l’attrazione degli investimenti nel Sud – il contratto di programma −, che fino ai primi anni ’90 produsse effetti non del tutto trascurabili; la prima metà degli anni ’90 di vuoto delle politiche e nelle quali veniva fortemente ad indebolirsi anche l’azione dei contratti di programma; gli anni Duemila di forte stagnazione, culminata nella grande crisi del 2008, fino ad arrivare agli interventi messi in campo a partire dal 2016, tra i quali ai fini dell’attrazione degli investimenti esteri, un ruolo chiave potrebbe essere svolto dalle ZES in particolare, in quanto tale intervento potrebbe in parte contribuire a compensare il grave dumping fiscale di cui soffrono le regioni meridionali, soprattutto nei riguardi dei paesi dell’Est, e dalle startup e PMI innovative, quali possibili partner di imprese di grandi e medio-grandi dimensioni.

Investment attraction: specific tools and new industrial policies
by Luca Cappellani, Riccardo Padovani and Grazia Servidio
Keywords: Investments external to Southern Italy; Industrial policies; Attraction policies

This paper is focused on investment attraction, and more particularly on the role – which is considered essential – of external companies, national and foreign, for the recovery of the industrial development process of Southern Italy. The further growth of the size of the southern industrial apparatus is in fact today, even more than in the past, an unavoidable question, as the dramatic effects of the great crisis hit the South much more heavily than the rest of the country, leaving in the field a production system, even more reduced, largely incomplete and definitely insufficient for the needs of the area.
Therefore, it seems useful to retrace the events that have marked the link between industrial development in the South and investments and businesses that are external to it, in light of the different seasons that have marked the evolution of direct interventions of industrial policies. In this last regard, it is believed that an important role is played by the overall framework of the facilitation system, as it aims to increase the convenience of the location of investments.
The following periods are retraced: the season of the ‘60s and the first half of the following decade of intense industrialization of the South, which made it possible to localize a modern industry in the South in the basic sectors functional to the whole country, thanks above all to the attraction of medium-sized or large factories owned by proprietors outside the area; the 1980s, characterized by a general weakening of industrial policy, which did not prevent the introduction in 1986 of a specific instrument for attracting investments in the South – the programme contract – which, until the early 1990s, produced effects that are not completely negligible; in the first half of the 1990s there was a vacuum in the policies and the action of the programme contracts was strongly weakened; the two thousand years faced strong stagnation, culminating in the great crisis of 2008, up to the interventions put in place since 2016, among which, for the attraction of foreign investments, a key role could be played by the SEZs in particular, as this intervention could partly contribute to compensating the serious tax dumping suffered by southern regions, especially with regard to the East countries, and by startups and innovative SMEs, as potential partners of large and medium-large enterprises.

 

Filiere Territoriali Logistiche e trasversalità intermodale: leve per lo sviluppo del Sud
di Ennio Forte e Delio Miotti
Parole chiave: Filiere Territoriali Logistiche; Portualità; Mezzogiorno

L’Italia, dopo la recessione che ha prodotto gli effetti devastanti di una guerra durata sette anni, si sta avviando su di un sentiero di crescita economica. Si tratta di primi sussulti di una ripresa che per consolidarsi e riavviare l’intero sistema, e soprattutto la parte meridionale di esso, su di un duraturo percorso di sviluppo e di convergenza territoriale ha urgente bisogno di accrescere la propria capacità produttiva e migliorare sensibilmente la competitività e la produttività del sistema.
In un tale contesto, il rilancio economico del Mezzogiorno non può non passare attraverso un’interpretazione più dinamica delle condizioni di posizionamento strategico all’interno di network di eccellenza per l’interscambio commerciale a livello mondiale. Attrarre capitali produttivi esteri, stimolare e facilitare i processi di rientro delle attività italiane delocalizzate all’estero sono un modo per facilitare la ripresa dello sviluppo. Come fare, dove farlo? Le Filiere Territoriali Logistiche (FLT) proposte dalla SVIMEZ rappresentano uno strumento di sviluppo dell’economia e della società di un’Area vasta. La FTL concentra possibilmente a valle le comuni attività logistiche mentre rigorosamente mantiene a monte i processi industriali. A valle dette attività si concentrano in ambiti portuali, o meglio retro portuali, qualora esistenti, quali distripark, poli logistici, terminal dedicati, in condizioni di fiscalità di vantaggio derivate, ad esempio, dalla creazione di una Zona Economica Speciale nel significato derivante dall’esperienza dei molti casi di successo (alcune migliaia a livello globale ma spiccano Polonia, Marocco, Cina e Olanda).
Lo svolgimento delle attività nel Mediterraneo in un futuro ormai prossimo saranno condizionate in modo crescente dalle iniziative avviate dalla Cina e tese ad affermare il peso della sua economia nel più grande e ricco mercato mondiale quale è l’Europa. La Via della Seta tracciata dai cinesi rischia di marginalizzare il ruolo della portualità e dell’economia del Sud. Una strategia possibile per contrastare questa pericolosa deriva è rappresentata dalla creazione di corridoi trasversali al bacino mediterraneo che farebbero perno sul sistema portuale del Mezzogiorno. Filo conduttore di questa strategia sarà il concetto di “trasversalità”. In particolare, si farà riferimento ad una serie di corridoi multimodali/co-modali articolati su itinerari trasversali ed itinerari longitudinali che attraversano l’Italia e la collegano all’Europa e all’Africa e che trovano nell’economia del mare la generale cornice di riferimento.

Territorial Supply Chains and intermodal transversality as driving-forces for South development
by Ennio Forte and Delio Miotti
Keywords: Supply Chains; Port facilities; Mezzogiorno

Italy, after the recession that has produced the devastating effects of a seven-year war, is starting on a path of economic growth. These are the first signs of a recovery that urgently needs to increase its production capacity and significantly improve the competitiveness and productivity of the system, to consolidate and restart the entire system, and especially southern Italy, on a long path of development and territorial convergence.
In such a context, the economic revival of the South cannot but go through a more dynamic interpretation of the conditions of strategic positioning within excellence networks for trade throughout the world. Attracting foreign production capital, stimulating and facilitating the return processes of Italian offshoring activities are a way to help recover development. How can we manage it, and where?
Territorial Supply Chains proposed by SVIMEZ represent an instrument for the development of the economy and society of a large area. Territorial supply chains possibly concentrate downstream the common supply chain activities while strictly maintaining industrial processes upstream. Downstream these activities are concentrated in port areas, or better, inland, if existing, such as distriparks, logistics hubs, dedicated terminals, in terms of tax advantages derived, for example, from the creation of a Special Economic Zone following the example of many successful cases (some thousands globally but Poland, Morocco, China and the Netherlands stand out).
The development of activities in the Mediterranean in the near future will be increasingly influenced by the initiatives launched by China and aimed at supporting the weight of its economy in the largest and richest world market, i.e. Europe. The Silk Road traced by the Chinese risks marginalizing the role of port facilities and Southern economy.
A possible strategy to counter this dangerous drift is represented by the creation of corridors that are transversal to the Mediterranean basin that would pivot on the southern port system. The underlying theme of such strategy will be the concept of “transversality”. In particular, we will refer to a series of multimodal / co-modal corridors articulated on transversal itineraries and longitudinal itineraries that go across Italy and link it to Europe and Africa and which find the general reference pointin the maritime economy.

 

Riduzione dei costi energetici, competitività e attrazione degli investimenti: uno scenario di sviluppo per il Distretto Industriale di Brindisi
di Arturo de Risi e Marco Milanese
Parole chiave: Costi Energetici; Competitività degli Investimenti; Distretto Industriale di Brindisi

Il sistema industriale italiano, sia pure con sfumature differenti tra i diversi settori produttivi, da sempre risente dei maggiori costi di approvvigionamento energetico rispetto agli altri paesi europei: il divario tra i prezzi energetici italiani e quelli dei maggiori partner internazionali ha prodotto e continua a produrre uno svantaggio competitivo per le nostre imprese.
In tale quadro le imprese italiane hanno da tempo avviato un processo di contenimento dei consumi energetici ed oggi appare sempre più necessario orientare le scelte di politica industriale verso la cosiddetta “economia circolare”, ovvero verso un modello di sviluppo incentrato sulla condivisione delle risorse e la minimizzazione delle perdite energetiche e degli scarti materiali.
Da qui è nato lo studio i cui risultati vengono illustrati nel presente contributo, nel quale, dopo aver individuato e analizzato le esigenze e le disponibilità energetiche e di materiali all’interno del Distretto Industriale di Brindisi, è stata prospettata − in una logica di economia circolare − un’ipotesi di sviluppo di una rete infrastrutturale per la condivisione delle principali risorse disponibili (calore, acqua demineralizzata ed energia elettrica), allo stato attuale, utilizzate solo in parte dalle imprese ivi presenti o addirittura disperse in ambiente.

Reduction of energy costs, competitiveness and attraction of investments: a development scenario for the Industrial District of Brindisi
by Arturo de Risi and Marco Milanese
Keywords: Energy Costs; Investment Competitiveness; Industrial District of Brindisi

The Italian industrial system, albeit with different nuances between the various production sectors, has always been affected by higher energy supply costs compared to other European countries: the gap between Italian energy prices and that of leading international has led and continues to lead to a competitive disadvantage for our companies.
In such a framework, Italian companies have long started a process of containing energy consumption and today it is increasingly necessary to direct industrial policy choices towards the so-called “circular economy” – i.e., towards a development model focused on the sharing of resources and the minimization of energy losses and material waste.
This study, whose results are illustrated in thispaper, stems from that. After having identified and analyzed the needs and the energy and material availability within the Industrial District of Brindisi, it proposes – in a logic of circular economy – a hypothesis of development of an infrastructural network for the sharing of the main currently available resources (heat, demineralized water and electricity) used only in part by the companies present there or even dispersed in the environment.

 

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dell'industria del Mezzogiorno
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