Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

Presentazione Rapporto SVIMEZ 2018 L'economia e la società del Mezzogiorno
Tutti i materiali
Intervista al Presidente Adriano Giannola sull'Autonomia differenziata
(4 gennaio)
Il Direttore Luca Bianchi presenta il Rapporto SVIMEZ alla stampa estera
(3 dicembre)
4° incontro Istituti meridionalisti, indetto dai Presidenti Bianco (ANIMI) e Giannola (SVIMEZ)
La legge di Bilancio 2019, Prospettive e dinamiche di sviluppo nel Mezzogiorno (10 dicembre)
Il Presidente Mattarella ha ricevuto una delegazione SVIMEZ
6 novembre
Rivista economica del Mezzogiorno - Numero 4 del 2017 - ABSTRACT

Il mercato del lavoro femminile nella crisi: l’intreccio tra divari di genere, questione meridionale e questione sociale nel Mezzogiorno
di Luca Bianchi, Raimondo Bosco e Gabriella Pappadà
Parole chiave: Mercato del lavoro; Differenze di genere; Questione meridionale; Questione femminile; Questione sociale

L’analisi per differenze di genere degli effetti economici e sociali della grande crisi e della debole ripresa assume un valore paradigmatico per cogliere le crescenti difficoltà del Sud e conseguentemente dell’intero Paese. L’analisi svolta sulla dinamica dell’occupazione femminile nell’ultimo quindicennio, attraversato dalla più grave crisi del dopoguerra, permette di evidenziare alcuni vincoli strutturali del sistema Italia alla partecipazione del mercato del lavoro che, se non rimossi, pregiudicano fortemente le possibilità di ripresa economica e sociale del Paese. Vincoli strutturali che assumono nelle regioni del Mezzogiorni dimensioni tali da minare “i fondamentali economici e sociali” dell’area. Il peggioramento dei principali indicatori di natura sociale richiamano chiaramente il nesso indissolubile tra questione meridionale e questione femminile. La mancata valorizzazione sul mercato del lavoro della forza lavoro femminile, mediamente più scolarizzata al Sud, è la determinante di una terza questione, la questione sociale, che caratterizza il Mezzogiorno, indebolendo la possibilità di una ripresa più intensa in tutto il Paese.

Female labour market in crisis times: intertwined gender gap, the Southern Question and social issues in South Italy
by Luca Bianchi, Raimondo Bosco and Gabriella Pappadà
Keywords: Labour Market; Gender Differences; Southern Question; Women’s Issues; Social Issues

The analysis by gender differences of the economic and social effects of the great crisis and of the weak recovery has a paradigmatic value to understand the growing difficulties of the South and consequently of the country as a whole. The investigation carried out on the dynamics of female employment over the last fifteen years, characterised by the most serious post-war crisis, allows us to highlight some structural constraints of the Italian system to labour market participation which, if not removed, strongly affect the possibilities of economic and social recovery of our country. Such structural constraints have in Southern regions so great dimensions that undermine “the economic and social fundamentals” of this area. The worsening of the main social indicators clearly recalls the indissoluble link between the southern question and women’s issues. The lack of valorisation of the female labour force – on average more educated in the South – on the labour market, is the determinant of a third issue, i.e. the social issue, which characterizes South Italy, weakening the possibility of a stronger recovery throughout the country.

 

Quanto pesano gli effetti regionali sulla struttura del capitale delle PMI del Mezzogiorno?
di Domenico Sarno e Giuseppe Cinquegrana
Parole chiave: Struttura del Capitale; Corporate Finance; Leverage Model; Fixed Effect Panel

Il paper analizza le determinanti della struttura del capitale delle PMI del Mezzogiorno al fine di verificare se vi siano differenze significative rispetto alla struttura del capitale delle imprese delle altre regioni d’Italia. A questo scopo viene utilizzato un data set di osservazioni relative al periodo 2001-2013 provenienti da un largo campione di piccole e medie imprese estratto dagli archivi ISTAT. I risultati confermano che alcune differenze strutturali nei modelli regionali persistono, ma che nel corso del periodo la crescente integrazione dei mercati finanziari nazionali ed europei ha finito per attenuarne gli effetti. Naturalmente, l’accresciuta uniformità regionale del modello operativo di leverage finisce per rendere più stringenti i vincoli di accesso al credito per le piccole e medie imprese del Mezzogiorno.

How Much Effective are Regional Effects on the Capital Structure of the Mezzogiorno' SMEs?
by Domenico Sarno and Giuseppe Cinquegrana
Keywords: Capital Structure; Corporate Finance; Leverage Model; Fixed Effect Panel

Based on large firm sample covering the 2001-2013 years the paper investigates on the capital structure of the Southern SMEs. The aim is to analyse the capital structure of the firms belonging in the Mezzogiorno, that is areas subject to slower economic and social growth rates, in order to show the distinctive features compared to the firms of the more developed regions of the country. We verify that some significant differences in the regional leverage models are persistent, but that in the period analysed the effects arising from the regional differences are mitigate. The increasing homogeneity of regional leverage models makes more tightening the constraints to the access to credit markets for Southern SMEs.

 

Perequazione orizzontale semi-volontaria
di Michele G. Giuranno e Luana Greco
Parole chiave: Economia Pubblica; Economia Politica Positiva; Federalismo Fiscale

Nel presente modello di federalismo fiscale, si studia il caso in cui giurisdizioni che differiscono nelle loro capacità fiscali negoziano il livello dei trasferimenti inter-giurisdizionali. L’articolo mostra come la regola negoziale prescelta redistribuisca, di fatto, il potere di veto tra le giurisdizioni, influenzando il livello di perequazione tra i territori. Pertanto, le difficoltà incontrate dal legislatore nell’implementazione dei meccanismi di perequazione orizzontale, previsti da alcune leggi, dipendono da una sbilanciata determinazione del potere di veto tipicamente a favore dei territori con capacità fiscali sopra la media. Un problema, questo, da considerare nella progettazione dei meccanismi di perequazione orizzontale.

Semi-voluntary horizontal equalization
by Michele G. Giuranno and Luana Greco
Keywords: Public Economy; Positive Political Economy; Fiscal Federalism

In the present model of fiscal federalism, we study the case in which jurisdictions that differ in their fiscal capacities negotiate the level of inter-jurisdictional transfers. The article shows how the chosen negotiating rule redistributes, in effect, the power of veto between jurisdictions, influencing the level of equalization between territories. Therefore, the difficulties encountered by the legislator in the implementation of horizontal equalization mechanisms, provided by some laws, depend on an unbalanced determination of the power of veto typically in favor of territories with above-average tax capacity. A problem, this, to consider in the design of horizontal equalization mechanisms.

 

La non neutralità territoriale della riforma della contribuzione studentesca universitaria
di Lorenzo Cicatiello, Amedeo Di Maio, Antonio Di Majo
Parole chiave: Finanziamento Università; Migrazione Studenti; Tasse Universitarie; Squilibri territoriali.

La contribuzione studentesca nel sistema universitario italiano è stata tradizionalmente gestita dai singoli Atenei, con il solo vincolo di un gettito che non superasse il 20% delle entrate complessive. La Legge di bilancio varata nel dicembre del 2016 ha ridotto considerevolmente questa autonomia, imponendo un nuovo criterio di contribuzione che contempla, tra l’altro, l’entità dell’area di esenzione e l’aliquota massima applicabile. La soglia della zona a pagamento è la medesima per tutti gli Atenei: quindi, le entrate di ciascuna Università dipendono da quanto è ampia l’area esentata connessa alla distribuzione del reddito risultante dalle dichiarazioni dei redditi delle famiglie degli studenti. Ciò determina una maggiore perdita di gettito per gli Atenei del Sud, dove la distribuzione del reddito è più distorta verso i redditi bassi. Inoltre, questa perdita è maggiore anche a causa della migrazione degli studenti dalle Università del Sud verso quelle del Nord. Questo effetto del dualismo territoriale italiano non è adeguatamente valutato nella fissazione del criterio di compensazione dei finanziamenti del Ministero.

The Geographical Non-neutrality of the Reform on University Student Fees
by Lorenzo Cicatiello, Amedeo Di Maio and Antonio Di Majo
Keywords: University Funding; Geographical Mobility; University Fees; Geographical Imbalance

Student fees in Italian Universities are traditionally fixed following single University autonomy, within a constraint set in a State law (fee revenue cannot exceed 20 percent of overall revenues). In 2016 a new bill reduced considerably University autonomy by defining a no-fee area and the maximum fee a single University can charge. The threshold of the no-fee area is the same for all Universities: thus, the revenue of each University depends on how wide is the no-fee area connected to the income distribution resulting from student families tax returns. This points to a bigger revenue loss for the Universities of Southern Italy, where income distribution is more skewed towards low incomes. Moreover, this loss is bigger due to student migration from Southern Universities to Northern ones, and this effect of the Italian territorial dualism is not properly evaluated according to the compensation criterion of the education Ministry funding.

 

La Strategia di Specializzazione Intelligente Nazionale e Regionale in Italia: analisi di coerenza
di Guido Pellegrini e Roberta Di Stefano
Parole chiave: Strategia di Specializzazione Intelligente; Scoperta Imprenditoriale; Indice di Specializzazione Intelligente; Politiche di Innovazione

La Strategia di Specializzazione Intelligente in Italia consta di una Strategia Nazionale e di Strategie Regionali. La Strategia Nazionale si concentra su 5 aree prioritarie mentre quelle Regionali su 12 aree di specializzazione generando, in tal modo, possibili problemi di coordinamento. Analizzando i documenti delle Strategie Regionali, redatti secondo processi di tipo bottom-up, di scoperta imprenditoriale, e confrontandoli con alcuni lavori presenti in letteratura, che individuano le priorità di investimento basandosi sulla stessa logica, si evidenziano talune incongruenze sulle scelte. Per aiutare la coerenza del processo, si è elaborato un modello quantitativo basato su un’analisi empirica, che può essere utilizzato come strumento di aiuto nell’individuazione delle aree altamente o mediamente specializzate delle regioni. Per identificare una misura capace di analizzare le risorse presenti per regione, e contemporaneamente di segnalare le prospettive di innovatività di lungo periodo, sono state scelte come dimensioni di indagine il potenziale di ricerca, il tessuto imprenditoriale e la capacità progettuale. Sono stati, quindi, costruiti quattro Indici di specializzazione tematici poi sintetizzati in un unico Indice di specializzazione. I risultati dell’Indice sintetico hanno mostrato una non perfetta corrispondenza con le scelte delle Amministrazioni regionali. In termini di policy, l’Indice sintetico elaborato nello studio può fornire utili indicazioni nella fase di monitoraggio e valutazione delle RIS3.

National and Regional Smart Specialization Strategy in Italy: a consistency analysis
by Guido Pellegrini and Roberta Di Stefano
Keywords: Smart Specialization Strategy; Entrepreneurial Discovery; Smart Specialization Index; Innovation Policies

Smart Specialization Strategy in Italy consists of a National Strategy and Regional Strategies. The National Strategy focuses on 5 priority areas, while Regional Strategies on 12 areas of specialization, thus generating potential coordination problems. Analysing the documents of the Regional Strategies, written according to bottom-up processes, onentrepreneurial discovery, and comparing them with some works in the literature, which identify the investment priorities based on the same logic, we highlight some inconsistencies as to choices. To help ensure consistency of the process, a quantitative model based on an empirical analysis was developed, which can be used as an aid tool in identifying the highly or moderately specialized areas of the regions. To identify a measure able to analyse the resources available by region, and at the same time to recognise the prospects of long-term innovation, the research potential, the entrepreneurial fabric and the design capacity were chosen as research dimensions. Four thematic Specialization Indices were then built, then summarized in a single Specialization Index. The results of such Composite Index showed an imperfect correspondence with the choices of regional Administrations. In terms of policy, thiscomposite Index, elaborated in such study, can provide useful indications in the monitoring and evaluation phase of RIS3.

 

L’attrattività rivelata multidimensionale delle regioni del Mezzogiorno: elementi da un indicatore di sintesi
di Dario Musolino e Stephanie Volget
Parole chiave: Attrattività territoriale; Mezzogiorno; Indicatore sintetico; Approccio Partecipativo

L’attrattività rivelata del Mezzogiorno è stata generalmente analizzata focalizzandosi solo su una delle dimensioni dell’attrattività, ovvero solo su una tipologia di flussi in entrata rilevante (investimenti, turisti, talenti, studenti, imprese, ecc…). Sono, per esempio, diverse le analisi e gli studi riguardanti l’attrattività per gli investimenti diretti esteri (IDE), e l’attrattività turistica del Sud del Paese. Data la crescente rilevanza della mobilità interregionale e internazionale di persone e imprese ai fini dei processi di sviluppo economico, può allora valere la pena esaminare questo fenomeno in modo integrato e multidimensionale, per valutare e interpretare la capacità complessiva, globale, di attrazione del Mezzogiorno, sia se raffrontato con le altre macroaree del Paese, sia focalizzandosi sulla capacità attrattiva delle sue regioni. Il presente paper si pone l’obiettivo di analizzare l’attrattività rivelata del Mezzogiorno, a scala nazionale e internazionale, sulla base di un opportuno indicatore di sintesi delle diverse dimensioni dell’attrattività (le diverse tipologie di flussi), la cui costruzione è basata sui principali approcci metodologici definiti nella letteratura internazionale, privilegiando un approccio partecipativo.
Dalla mappatura e dall’analisi dei risultati a livello macro-regionale e regionale italiano emergono pattern prevedibili, e altri più sorprendenti. Il tradizionale pattern di sviluppo regionale Nord-Sud, per esempio, non aderisce del tutto alle risultanze presentate. La geografia dell’attrattività appare molto meno semplice di altre geografie che tipicamente descrivono l’economia e la società italiana. Lo stesso Sud appare alquanto differenziato, con ciò smentendo un’immagine tendenzialmente omogenea che tende a emergere da altre analisi. A meno che evidentemente non ci si concentri sulla capacità di attrazione a livello internazionale, in cui invece larga parte del Sud appare più uniformemente indietro.

Multidimensional revealed attractiveness of Southern regions: some remarks from a composite indicator
by Dario Musolino and Stephanie Volget
Keywords: Territorial attractiveness; Southern Italy; Composite Indicator; Participatory Approach

The revealed attractiveness of Southern Italy was generally analysed focusing only on one of the dimensions of attractiveness, that is only on a type of significant incoming flows (investments, tourists, talents, students, companies, etc ...). For example, there are various analyses and studies concerning the attractiveness of foreign direct investment (FDI), and the tourist attraction of South Italy. Given the increasing importance of interregional and international mobility of people and companies aimed at stimulating economic development processes, it may be worthwhile examining this phenomenon in an integrated and multidimensional way, to evaluate and interpret Southern Italy’s overall, global attraction capacity, whether compared with the other macro areas of the country, and focusing on the attractiveness of its regions. This paper aims at analysing the revealed attractiveness of Southern Italy, on a national and international scale, on the basis of an appropriate composite indicator that synthetises the different dimensions of attractiveness (the different types of flows), whose building is based on the main methodological approaches defined in the international literature, favouring a participatory approach.
From the mapping and analysis of the results at Italian regional and macro-regional level predictable patterns emerge, and others more surprising. The traditional North-South regional development pattern, for example, is not fully consistent with the findings presented. The geographical distribution of attractiveness appears much less simple than other geographical distributions that typically describe the Italian economy and society. The South itself appears to be somewhat differentiated, thus contradicting a tendentially homogeneous image that tends to emerge from other analyses. Unless we focus on the ability to attract at an international level, where instead a large part of the South appears to be more uniformly behind.

 

Lo sviluppo economico in Puglia: i distretti industriali
di Marco Bellandi e Jacopo Doschi
Parole chiave: Sviluppo Locale e Mezzogiorno; Politiche dei Distretti Produttivi in Puglia; Distretto Industriale di Casarano.

La crisi del sistema economico pugliese nell’ultimo decennio e le prospettive di un suo superamento sono discusse in questo articolo a partire dalle capacità e dalle difficoltà dei suoi territori di collegarsi in modo attivo alle sfide impegnative che vengono dai mercati, dalle tecnologie e dai movimenti della società. Sono in particolare considerate le realtà distrettuali pugliesi, nel quadro prima del Mezzogiorno, e poi dell’industria manifatturiera variamente collegata a settori primari e terziari. La risposta alle numerose sfide ha assunto vari connotati nei distretti pugliesi, in cui si sono combinati i diversi mix organizzativi e settoriali locali con le politiche della Regione Puglia, come per esempio quelle che hanno favorito l’istituzione dei cosiddetti “distretti produttivi”. In questo contesto, viene approfondito il caso del distretto calzaturiero di Casarano. Si considerano, in primo luogo, le motivazioni e le cause che hanno portato all’evoluzione del settore calzaturiero nell’area di Casarano; si passa poi ad analizzare la traiettoria evolutiva del distretto e le strategie adottate dai diversi attori imprenditoriali ed istituzionali per tentare vie di recupero dalla crisi degli ultimi anni, senza precedenti per intensità e durata. Emerge come particolarmente interessante la prospettiva di una transizione del distretto verso assetti più aperti, il cui sviluppo dipende dall’insieme delle capacità degli attori locali di organizzare, gestire attivamente e dare senso a progetti di innovazione entro filiere produttive nazionali e internazionali.

The economic development in Apulia Region: the industrial districts
by Marco Bellandi and Jacopo Doschi
Keywords: Local Development and South Italy; Policies of Production Districts in the Apulia Region; Casarano’s District

The crisis of the Apulian economic system over the last decade and the prospects of its overcoming are discussed in this article, starting with the capabilities and the difficulties of its territories to actively connect to the ambitious challenges that come from markets, technologies and movements of society. In particular, we consider the reality of the Apulia districts, in the framework of the Mezzogiorno, and then of the manufacturing industry, which is differently linked to primary and tertiary sectors. The answer to the many challenges had various connotations in the Apulian districts, in which the different local and organizational and sectorial mixes have been combined with the policies of the Apulia Region. As for instance, those who have favored the establishment of the so-called “production districts”. In this context, the case of Casarano’s shoe district is investigated. First of all, the reasons and causes that led to the development of the footwear industry in the Casarano area are considered; we then analyze the evolutionary trajectory of the district and the strategies adopted by the various entrepreneurial and institutional actors to try ways of recovery from the crisis of recent years, unprecedented by intensity and lenght. Particularly interesting is the perspective of a district transition towards more open-minded structures, whose development depends on the ability of local actors to organize, actively manage, and give sense of innovative project within national and international production chains.

 

La Cassa per il Mezzogiorno e il miglioramento fondiario attraverso l’esame degli interventi sulle fonti elettroniche e primi risultati di un’analisi empirica
di Andrea Ramazzotti
Parole chiave: Storia Economica; Sviluppo Economico; Intervento Pubblico; Divari Regionali

L’articolo esplora il database delle opere di miglioramento fondiario finanziate dalla Cassa per il Mezzogiorno tra il 1951 ed il 1968, reso disponibile dal 2015 nell’ambito del progetto ASET. La ricostruzione di un dataset contenente 6.696 pratiche di finanziamento permette di indagare l’evoluzione diacronica dell’intervento, distinguendo per qualità dei soggetti richiedenti e finalità dei progetti. La disponibilità delle date di presentazione e ammissione delle pratiche e collaudo delle opere consente poi di approfondire la tempistica dell’intervento. L’identificazione delle aree di intervento permette infine di condurre l’analisi al livello territoriale, considerando i dati aggregati per regioni di intervento.

Cassa per il Mezzogiorno and Agricultural Development in Southern Italy: A Quantitative Analysis of Electronic Sources
by Andrea Ramazzotti
Keywords: Economic History; Economic Development; Public Intervention; Regional Gaps

The paper explores a dataset of 6.696 subsidies for farm development promoted by the Cassa per il Mezzogiorno in Southern Italy, between 1951 and 1968. The dataset allows first to analyze types of recipients and aims of the subsidized projects as they evolved over time. Second, the paper uses data on date of filing, admission and execution to investigatethe timing and speed of the plan. Third, it uses geographical identifiers and GIS software to examine the spatial distribution of theintervention at the regional (NUTS 2) level.

 

La persistenza nella distribuzione della ricchezza: il caso della Cassa Sacra in Calabria
di Silvia Pennazzi Catalani e Marco Percoco
Parole chiave: Diseguaglianza nella Distribuzione della Terra; Calabria; Cassa Sacra

La questione della distribuzione del reddito e della ricchezza è tornata ad essere centrale nel dibattito di politica economica. Lo scopo di questo articolo è quello di mostrare come una redistibuzione della proprietà fondiaria attraverso meccanismi di mercato può sortire effetti avversi e persistenti nel tempo. Si è analizzato, in particolare, il caso della Cassa Sacra, attiva alla fine del Settecento per finanziare la ricostruzione del terremoto del 1783, mostrando come gran parte del valore della proprietà espropriata alla Chiesa sia stata acquisita dalle classi più abbienti. Si dimostra, quindi, come la variabile che cattura questa tendenza abbia un forte potere esplicativo rispetto alla concentrazione della proprietà terriera nei comuni calabresi al 1948. Tale potere risulta attenuato, invece, nel prevedere la distribuzione del reddito al 2001.

Persistence in wealth distribution: the case of Calabria’s Cassa Sacra
by Silvia Pennazzi Catalani and Marco Percoco
Keywords: Inequality in Land Distribution; Calabria; Cassa Sacra

The question of income and wealth distribution has once again become central to the economic policy debate. The aim of this paper is to show how a redistribution of land ownership through market mechanisms can have adverse and persistent effects over time. In particular, we have analysed the case of the Cassa Sacra, operating at the end of the eighteenth century to fund the reconstruction of 1783 earthquake, showing how most land ownerships expropriated to the Church was acquired by the wealthiest classes. It is therefore shown that the variable that highlightssuch tendency has a strong explicative power with respect to the concentration of land ownership in the Calabrian municipalities in 1948. This power is lessened, instead, in predicting income distribution in 2001.

 

Ricominciare dalla città. Passato, presente e futuro
di Sergio Zoppi
Parole chiave: Natura; Storia; Arte; Unità nazionale; Governo delle Città

Domenico Nunnari, con un passato di eccellente giornalista RAI a livello regionale e nazionale, ha recentemente pubblicato un libro suggestivo che è un atto di amore per la sua Calabria, mettendo insieme passato e presente, decantando le bellezze storiche e culturali della sua terra, senza tacerne i difetti e avanzando suggestive proposte d'azione. Gianfranco Dioguardi, ingegnere, docente universitario, imprenditore, umanista ha, a sua volta, dato alle stampe un volume che traccia il percorso per una nuova scienza per il governo delle città. Tra filosofia e tecnologia, le analisi e le proposte si susseguono ben coordinate. Società civile e Stato sono chiamati a un impegno comune per riorganizzare il tessuto urbano, nella ricerca costante di un benessere che reclama pure un'effettiva sicurezza per i cittadini, nel procedere verso la "città dei quartieri".
L'Autore Zoppi, partendo dai due saggi, pur così diversi tra loro ma letti in un'unica ottica − quella di uno sviluppo civile ed economico virtuoso − si augura che le idee e le proposte di Dioguardi e di Nunnari possano essere fatte proprie da un primo nucleo di Amministrazioni comunali, dando vita a organismi capaci di un vero governo del territorio.

Restarting from our town:past, present and future
by Sergio Zoppi
Keywords: Nature; History; Art; National Unity; Town Administration

Domenico Nunnari, with a background as an excellent RAI journalist at regional and national level, has recently published an evocative book that is an act of love for his Calabria, bringing together past and present, revealing the historical and cultural beauties of his homeland, without omitting its defects and making suggestive proposals for action. Gianfranco Dioguardi, an engineer, university lecturer, entrepreneur, humanist, has, in turn, issued a volume that traces the path for a new science for town administration. Between philosophy and technology, his analyses and proposals follow each other well coordinated. Civil society and the State are called to a common commitment to reorganize the urban fabric, in the constant search for a well-being that also demands a true security for citizens, in proceeding towards a “town of neighborhoods”.
The author Zoppi, starting from these two essays, although different from each other but read in a single light – that of a virtuous civil and economic development – hopes that the ideas and proposals by Dioguardi and Nunnari can be endorsed by a first cluster of municipal administrations, giving life to organizations able to run real territorial governance.

 

Grandi imprese e startup: il ritardo del Mezzogiorno. Alcune riflessioni a commento di un libro di Varaldo, Scarrà e Remondino
di Francesco Izzo
Parole chiave: Innovazione; Open Innovation; Alleanze; Startup; Corporate Venture Capital

Il breve saggio nasce come riflessione a margine del libro di Varaldo, Scarrà e Remondino dedicato alle forme di relazione collaborativa fra grandi imprese e startup tecnologiche. I benefici generati da strategie di innovazione aperta e partecipata sono innegabili. Le grandi imprese possono accedere a innovazioni radicali, acquisire risorse di conoscenza e competenze non possedute, esplorare la frontiera tecnologica senza sostenere i rischi di un impegno o di un investimento diretto. Per le piccole imprese, la collaborazione con un partner di grandi dimensioni consente di disporre di risorse finanziarie indispensabili per sostenere strategie di crescita e processi di innovazione, ma soprattutto di beneficiare di competenze manageriali fondamentali per rafforzare l’architettura organizzativa. Quasi sempre l’organizzazione di una startup o di uno spin off accademico si fonda, almeno nelle fasi iniziali , su meccanismi informali , alimentati quasi esclusivamente dallo spirito imprenditoriale dei fondatori. Flessibilità, agilità e capacità di adattamento rapido, tuttavia, in assenza di capacità di management, potrebbero non garantire il processo di crescita di una piccola impresa tecnologica.
Negli ultimi anni, si è visibilmente ampliato il ventaglio di opzioni e di strumenti che una grande impresa può selezionare quando decide di collaborare con una deep-tech startup, per esempio il corporate venture capital o il corporate venture accelerator. In ogni caso, non è facile trasformare una relazione asimmetrica in una collaborazione che generi benefici per entrambi i partner. Grandi imprese e startup sono differenti per cultura organizzativa: stili manageriali, approcci al mercato, obiettivi strategici sovente divergono, a volte confliggono. E allora, come integrare il vigore e lo spirito imprenditoriale di una startup come la solidità delle competenze organizzative di una grande impresa? Come sfruttare i vantaggi competitivi e il potere di mercato della grande senza perdere l’orientamento e il desiderio di esplorare nuove frontiere tecnologiche della piccola? L’open innovation, come ricordano anche Varaldo e i suoi colleghi, può indicare la strada ideale da percorrere.
L’analisi e le osservazioni degli autori stimolano una riflessione sul ruolo che i processi di open innovativo guidati dalle nuove forme di collaborazione fra startup tecnologiche e grandi imprese potrebbero svolgere per favorire la faticosa rincorsa del Mezzogiorno. Un’area ancora in ritardo di sviluppo dove accanto a segnali di ottimismo – dal fermento imprenditoriale nelle Università alla qualità della ricerca scientifica, alla presenza di un segmento dinamico di medie imprese ad alta tecnologia – permangono fattori di criticità e di debolezza da non trascurare se il policy maker intenda davvero creare nel Mezzogiorno le condizioni vitali di un ecosistema adatto all’innovazione e alle imprese innovative.

Large companies and startups: South Italy’s delay. Some remarks to comment a book by Varaldo, Scarrà and Remondino
by Francesco Izzo
Keywords: Innovation; Open Innovation; Alliances; Startup; Corporate Venture Capital

The paper has been inspired by the reading of the book by Varaldo, Scarrà and Remondino dedicated to the collaborative relationships between large companies and technological startups. The benefits of collaborative innovation strategies are undeniable. Large companies can access to breakthrough innovation and acquire new knowledge and skills that are not possessed, and explore emerging and high-risk areas of technology. For small businesses, collaborating with a large company can mean having financial resources that are essential to sustain a growth strategy, as well as managerial capabilities that are fundamental to strengthening the organisational structure.
In recent years, there has been a proliferation of ways in which big business can cooperate with small science-based startups, for instance Corporate Venture Capital and Corporate Venture Accelerator. Nevertheless, it is not easy to turn an initially asymmetric relationship into a more balanced win-win situation. Startups and big companies have different organizational culture: management styles, market approaches, strategic goals could be very different, sometimes divergent. How to integrate entrepreneurship and organizational capabilities? How to exploit a competitive advantage without losing an explorative orientation? Open innovation could be the right answer to these questions.
The analysis of Varaldo and his colleagues is also useful to reflect on the role that small startups and open innovation processes can play for the Southern Italy’scatching-up. Nowadays, some indicators leave room for optimism,such as entrepreneurial turmoil in Universities, the quality of academic research, the large number of young well-educated talents, the presence of a small group of medium-sized high-tech companies. Nevertheless, weaknesses and delays in the Mezzogiorno’s innovation ecosystem cannot be overlooked.

 

Associazione per lo sviluppo
dell'industria del Mezzogiorno
via di Porta Pinciana 6, 00187 Roma
Centralino 06.478501
Fax 06.47850850