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Il Mezzogiorno oggi: la ripresa si consolida ma permane l'emergenza sociale
Pubblicati gli atti della presentazione del Rapporto SVIMEZ 2017 (24 aprile)
L'azione politica per lo sviluppo del Mezzogiorno nel Governo Gentiloni
Seminario organizzato dalla SVIMEZ e RGM (20 aprile)
La SVIMEZ a ''Radio anch'io'' di Radio1
Replica della trasmissione (15 marzo)
Approfondimento del ''Sole 24 Ore'' sul Sud
Intervista al Direttore Luca Bianchi, dichiarazioni del Vice Direttore Giuseppe Provenzano, dati e stime SVIMEZ (13 marzo)
La condizione delle donne nel Mezzogiorno
Ricerca SVIMEZ (8 marzo)
Rivista economica del Mezzogiorno - Numero 1-2 del 2017 - ABSTRACT

Indirizzi recenti di politica industriale e Mezzogiorno: un quadro d’insieme
di Luca Cappellani e Grazia Servidio
Parole chiave: Politica Industriale; Mezzogiorno; Produttività e Competitività

L’articolo prende in esame i principali indirizzi, obiettivi e strumenti della politica industriale condotta in Italia negli ultimi anni, con particolare attenzione alla sua declinazione nelle regioni del Mezzogiorno. Nel primo paragrafo si evidenziano i più recenti orientamenti nelle politiche di incentivazione delle imprese in alcuni dei maggiori paesi avanzati e le linee di indirizzo che sono andate affermandosi in Europa, a livello comunitario. Dopo aver richiamato illustrato le principali dinamiche del settore industriale meridionale, in confronto al Centro-Nord (paragrafo 2), nel paragrafo successivo si valutano gli andamenti degli incentivi concessi ed erogati alle imprese (capitolo 3). Nel paragrafo 4 si analizza il nuovo quadro programmatico che è andato delinenandosi, i cui principali elementi di novità sono rappresentati da “Industria 4.0” per le policy nazionali e le “Strategie di specializzazione intelligente” per la politica industriale regionale. Nel paragrafo conclusivo si ragiona sui motivi per i quali il complessivo quadro di politica industriale che si è ormai pressocchè completato non rappresenta ancora, a nostro avviso, una “vera” e propria strategia di politica industriale. Si ravvisa, soprattutto, la necessità di un deciso rafforzamento della componente nazionale della politica industriale, la cui azione è particolarmente debole nel Mezzogiorno, condannando la politica industriale regionale ad una perenne sostitutività.

Recent trends in industrial policy and southern Italy: an overview
by Luca Cappellani and Grazia Servidio
Keywords: Industrial policy; Southern Italy; Productivity and Competitiveness

This paper investigates the main trends, goals and tools of the industrial policy carried out in Italy in recent years, with particular attention to its aspects in southern regions. The first section highlights the latest positions in business promotion policies in some of the major advanced countries and the guidelines that have been developed in Europe at Community level. After recalling the main dynamics of the southern industrial sector, in comparison with the Centre-North Italy (section 2), the following section assesses trends in incentives granted and allocated to businesses (section 3). Section 4 analyses the new programmatic framework that is being outlined, whose main novel elements are “Industry 4.0” for national policies and “Smart specialization strategies” for regional industrial policy. The final section is based on the reasons why the overall industrial policy framework, that has just been completed, has not been a “real” industrial policy strategy yet, in the authors’ view. It is recognized above all the need for a firm strengthening of the national component of industrial policy, whose action is particularly weak in southern Italy, thus condemning regional industrial policy to being perpetually substituted.

 

I problemi del sistema bancario nelle incertezze della ripresa
di Antonio Lopes
Parole chiave: Eurozone; Sistema bancario; Mezzogiorno

Il saggio analizza i recenti sviluppi del sistema bancario italiano inseriti in un più ampio contesto europeo caratterizzato da incoraggianti segnali di ripresa che tuttavia in Italia si presentano più incerti.
A tale riguardo si considerano le criticità che caratterizzano le banche italiane alle prese con un livello di crediti inesigibili in proporzione agli impieghi tra i più alti riscontrabili nei paesi dell’eurozona. Le difficoltà che le banche attraversano sul versante della qualità degli impieghi si riverberano sulla loro capacità di sostenere adeguatamente il sistema produttivo mediante una robusta ripresa del credito.
Nell’analisi si evidenzia che le criticità del sistema bancario e la difficoltà di quest’ultimo a sostenere la ripresa continuano a manifestarsi con una certa intensità nel Mezzogiorno, in cui è presente un sistema imprenditoriale più rischioso in quanto relativamente più frammentato, meno proiettato sui mercati internazionali e maggiormente dipendente dalle dinamiche del mercato interno, per il quale il credito bancario rappresenta ancora la principale fonte di finanziamento dell’attività produttiva.

Banking system issues within a framework of uncertain recovery
by Antonio Lopes
Keywords: Eurozone; Italian Banking System; Southern Italy

This paper analyses the recent developments of the Italian banking system compared to a wider European context characterized by encouraging signs of recovery which in Italy seems more uncertain.
In this regard, the paper considers the criticalities of Italian banks with one of the highest level of bad debts in proportion to the investments in the eurozone countries. The difficulties that banks face on the quality of investments reflect on their ability to adequately support the production system through a strong recovery of credit.
The analysis highlights that the criticalities of the banking system and its difficulty in sustaining recovery continue to be to some extent intense in southern Italy, where there is a riskier business system since it is more fragmented, less prone to international markets and more dependent on the dynamics of the domestic market, for which bank credit is still the main source of financing for production.

 

Processo di integrazione europea: economia di mercato, vincoli di bilancio e obiettivi mancati della politica di coesione
di Anna Citarella e Andrea Filocamo
Parole chiave: Politiche di Coesione; Fondi Comunitari; Squilibri Regionali

Le politiche di coesione dovevano ridurre i divari regionali e limitare gli effetti negativi che potevano derivare dall’implementazione dell’economia di mercato nell’Unione Europea. Ciò non è avvenuto. In questo lavoro vediamo come in Italia il processo di integrazione europea abbia determinato innanzitutto una riduzione dei trasferimenti dallo Stato alle Regioni per il rispetto dei vincoli di bilancio; in secondo luogo, il sistema dei finanziamenti comunitari risulta inefficiente relativamente alla programmazione, al cofinanziamento e alla condizionalità e hanno l’effetto di limitare ulteriormente l’autonomia decisionale degli Stati membri. Mentre il regionalismo italiano è ancora alla ricerca di una sua identità, il divario N/S cresce e la riduzione delle risorse rende quasi proibitivo pensare a politiche di rilancio per il Meridione.

The process of European integration: market economy, budgetary constraints and failed objectives of the cohesion policy
by Anna Citarella and Andrea Filocamo
Keywords: Cohesion Policies; EU Funds; Regional Imbalances

Cohesion policies had to reduce regional gaps and limit the negative effects that could result from the implementation of the market economy in the European Union. This has not happened. This paper analyses how in Italy the process of European integration first of allhas determined the reduction of transfers from the State to the Regions to respect budgetary constraints; secondly, the EU financing system is inefficient in terms of programming, co-financing and conditionality and results in further limiting the decision-making autonomy of Member States. While Italian regionalism is still looking for its identity, the N/S gap increases and the reduction of resources makes it almost prohibitive to think of recovery policies for Southern Italy.

 

Il pendolo delle politiche di sviluppo. Istituzioni e infrastrutture strategiche nel Mezzogiorno
di Achille Flora
Parole chiave: Istituzioni; Infrastrutture; Logistica

La ripresa della crescita nel Mezzogiorno, dopo gli effetti della crisi internazionale, richiede la messa in campo di politiche di sostegno alla domanda, al fine di creare aspettative positive per le imprese e indurle a rilanciare gli investimenti. Le infrastrutture sono il settore d’intervento che può svolgere questa funzione, ma anche stimolare l’offerta produttiva, migliorando il requisito di accessibilità territoriale per i sistemi locali produttivi, potenziando l’efficienza dei sistemi di trasporto. Il “Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica” rilancia una prospettiva strategica del Mezzogiorno nel Mediterraneo, ma per realizzarsi ha bisogno di attuare uno stretto coordinamento tra politiche industriali e infrastrutturali. Un progetto che richiede il coordinamento tra istituzioni centrali e locali, superando la dicotomia tra approcci top-down e bottom-up che ha contraddistinto le politiche di sviluppo meridionale. Fermare l’oscillazione del pendolo istituzionale dello sviluppo, individuando le istituzioni di raccordo e sorveglianza, oltre che le istituzioni intermedie atte a realizzarli, è una precondizione per l’efficacia degli interventi.

The Swing of Development Policies. Institutions and Strategic Infrastructures in Southern Italy
by Achille Flora
Keywords: Institutions; Infrastructures; Logistics

The recovery of growth in Southern Italy, following the international crisis, requires the deployment of policies to support the demand in order to create positive expectations for enterprises and lead them to raise investments. The infrastructure is the policy area that can perform this function, but also stimulate the supply of production, improving the territorial accessibility requirement for local productive systems, enhancing the efficiency of transport systems. The “National Strategic Plan of the Port and Logistics” provides a strategic perspective of Southern Italy in the Mediterranean, even though, in order to be achieved, it needs to implement close coordination between both industrial and infrastructural policies. Such project requires coordination between central and local institutions, overcoming the dichotomy between top-down and bottom-up approaches that characterized Southern Italy development policies. Stopping the institutional swing of development, by identifying connecting and monitoring institutions, in addition to intermediate institutions that implement them, is a precondition for the effectiveness of interventions.

 

Il ruolo delle Istituzioni regionali negli investimenti in "Ricerca e Innovazione" della politica di coesione in Italia
di Roberta Arbolino e Raffaele Boffardi
Parole chiave: Fondi Strutturali; Crescita Economica; Qualità delle Istituzioni; Innovazione

L'innovazione è ormai riconosciuta come pietra angolare delle strategie di crescita e di riduzione degli squilibri regionali. Allo stesso tempo, la letteratura sottolinea l'importanza di istituzioni efficienti per ottenere maggiori rendimenti dalle policy di investimento.
Questo paper ha lo scopo di esaminare la connessione tra la qualità delle amministrazioni italiane ed i rendimenti degli investimenti effettuati tramite i fondi strutturali e di coesione, focalizzandosi sulla spesa in Ricerca e Innovazione da parte delle Regioni italiane. Per misurare la qualità delle istituzioni abbiamo utilizzato l'Institutional quality Index (IQI), che combina dati sulla corruzione e la governance delle regioni italiane, ed una batteria di indici di efficienza, elaborati per valutare l'abilità dei policymaker regionali nel management dei Fondi europei.
Abbiamo svolto una two-way fixed effect panel regression analysis tra le regioni italiane per il periodo 2007-2013. I risultati mostrano che un buon livello di investimento dei Fondi strutturali in R&I è positivamente correlato alla crescita regionale mentre sia gli indici di efficienza che l'IQI sono da considerare fattori chiave, sopratutto nelle regioni del Sud Italia caratterizzati da carenze strutturali.

The role of regional Institutions in Research and Innovation investments of Italy’s cohesion policy
by Roberta Arbolino and Raffaele Boffardi
Keywords: Structural Funds; Economic Growth; Quality of Institutions; Innovation

Innovation is now recognized as the cornerstone of the strategies of growth and reduction of regional imbalances. At the same time, literature underlines the importance of efficient institutions to achieve greater return from investment policies.
This paper aims at investigating the link between the quality of Italian administrations and the return on investment made through the Structural and Cohesion Funds, focusing on research and innovation spending by the Italian regions. In order to measure the quality of institutions, we have used the Institutional Quality Index (IQI), matching data on corruption and governance in Italian regions, and a set of efficiency indices designed to assess the ability of regional policymakers in European fund management.
We carried out a two-way fixed effect panel regression analysis among the Italian regions for 2007-2013. The results show that a good level of investment of Structural Funds in R&I is positively correlated with regional growth, while both IQI and efficiency indices have to be considered as key factors, particularly in those regions of southern Italy characterized by structural shortages.

 

Reti per crescere. Network sociali e strategie internazionali delle piccole e medie imprese alimentari del Mezzogiorno
di Barbara Masiello e Francesco Izzo
Parole chiave: PMI; Internazionalizzazione; Capitale Sociale; Reti; Industria Alimentare; Mezzogiorno

Attingendo alla teoria del capitale sociale, il saggio intende contribuire alla comprensione del ruolo delle reti interpersonali nei processi di crescita e di decrescita internazionale delle piccole e medie imprese che operano in settori “tradizionali”. La maggior parte degli studi si è focalizzata soprattutto sulle relazioni formali fra imprese, trascurando invece il tema dei network personali di natura informale. Inoltre, la letteratura ha privilegiato nell’analisi le imprese born global che operano di norma in settori high-tech/knowledge intensive, lasciando così irrisolta la questione dell’applicabilità dei risultati raggiunti alle dinamiche internazionali delle piccole e medie imprese tradizionali, che pure rappresentano la maggior parte del tessuto imprenditoriale europeo e ancor più del Mezzogiorno.
Le reti sociali rappresentano un’area di indagine che negli ultimi anni ha attratto molti studiosi di economia e di management, anche nel campo dell’International Business. Tuttavia, solo pochi studi hanno approfondito il ruolo dei social network nei processi internazionali delle PMI.
La nostra indagine si è concentrata in particolare sulle piccole imprese alimentari del Mezzogiorno. Tale scelta ha considerato sia la vocazione industriale delle regioni meridionali, sia gli incoraggianti risultati conseguiti negli ultimi anni dalle esportazioni, sia infine il divario dimensionale, ancor più accentuato di altri settori manifatturieri, tale da imporre alle imprese il ricorso a relazioni personali per operare nei mercati internazionali.
Lo studio propone una lettura “radicata socialmente” dei percorsi esteri, sostenendo la tesi che, per un’impresa di piccole o medie dimensioni, la crescita internazionale può essere letta come un processo di innovazione. Per verificare le nostre assunzioni concettuali e rifinirne il contributo esplicativo, è stata condotta un’analisi esplorativa qualitativa attraverso un’indagine empirica basata sulla metodologia dei casi multipli, giustificata dall’utilità in termini di theory-building.
Lo studio ha mostrato come per le quattro piccole imprese indagate i legami sociali abbiano rivestito un ruolo importante nel promuovere la crescita internazionale, indirizzando la scelta dei mercati di destinazione e le modalità di ingresso, nonché condizionando i cambiamenti nelle modalità di presenza nella fase “post entry”.
Ancora, i legami sociali hanno esercitato un’influenza significativa sulle decisioni di “de-crescita” internazionale e di abbandono di mercati esteri. Infine, segnando i limiti di un approccio “more-is-better” rispetto al contributo positivo delle relazioni, i casi hanno messo in luce anche l’esistenza di costi e/o comportamenti inerziali associati alle reti sociali con innegabili risvolti negativi sulle strategie internazionali delle PMI.

Networks to grow. Social networks and international strategies of small and medium-sized food enterprises in southern Italy
by Barbara Masiello and Francesco Izzo
Keywords: SMEs; Internationalization; Social capital; Network; Food Industry; South Italy

Drawing on the Social Capital Approach (SCA), this study aims at understanding the role of inter-personal social networks in the international strategies of SMEs operating in traditional industries. Indeed, existing studies focus above all on business and formal networks, but so far little has been said about the role of interpersonalnetworks. Moreover, prior analysis has focused mainly on organizations with the traits of “born global” and/or firms operating in knowledge-based industries or in niches of innovative products, therefore raising serious doubts about the validity of the extension of the results to more “traditional” SMEs.
Social networks represent a field of research that in recent years has conveyed the interest of large portions of management literature and the streams of International Business and International Entrepreneurship are not exceptions. However, only few works have focused on social networks to shed light on SMEs’ international path. Our knowledge on this topic remains partial, while the framework of SCA could add an important piece to the complex puzzle that depicts the development of a small business abroad.
By relying on the SCA, this paper proposes a theoretical framework, according to which the international strategy of a small firm can be interpreted as an innovation process. To examine the validity of the suggested propositions and to refine them, an explorative multiple cases analysis has also been conducted. In-depth and face-to-face interviews have been carried out with four small firms operating in the food sector (a “low-tech” and “not knowledge-intensive” industry) in Southern Italy.
Our framework suggests to interpret small firm’s international strategy as a “socially embedded” process, according to which, the “structure” and the “content” of social networks at an inter-personal level affect the identification of the opportunities, and the choices made in terms of target markets, timing of entry and modes of entry. Moreover, we highlight that the “structural” and “relational” social capital can also generate negative effects on the international strategies, mainly overlooked in previous studies.

 

Il processo evolutivo dei knowledge intensive business services: il caso della Campania
di Renato Passaro, Ivana Quinto e Antonio Thomas
Parole chiave: KIBS; Competitività territoriale; Sviluppo Aziendale; Innovazione

Il contributo illustra alcune dinamiche e processi che interessano l’aggregato economico rappresentato dei servizi alla produzione ad alta intensità di conoscenza, comunemente riconosciuti, tanto a livello nazionale quanto internazionale, con l’acronimo di KIBS - Knowledge Intensive Business Services -, nonché il ruolo da essi svolto nei moderni sistemi economici. In particolare, il lavoro mira all’identificazione delle componenti di attività rientranti nei KIBS ed alla relativa quantificazione con precipuo riferimento ad una delle più rappresentative regione del Mezzogiorno, la Campania.

The evolution of knowledge intensive business services: the case of Campania
by Renato Passaro, Ivana Quinto and Antonio Thomas
Keywords: KIBS; Territorial Competitiveness; Business Development; Innovation

This paper describes some of the dynamics and processes affecting the economic aggregate represented by knowledge intensive business services, commonly known, both nationally and internationally, with the acronym of KIBS, as well as the role they play in modern economic systems. In particular, this work aims at identifying the components of activities falling within the KIBS and its quantification with reference to one of the most representative regions of Southern Italy – i.e., Campania.

 

Le determinanti del traffico organizzato di rifiuti in Italia: un’analisi empirica a livello regionale
di Anna Rita Germani, Antonio Pergolizzi e Filippo Reganati
Parole chiave: Traffico Illecito dei Rifiuti; Enforcement della Normativa ambientale;Crimine Organizzato; Gestione dei Rifiuti

Il lavoro si propone di analizzare le due seguenti questioni: i) quali sono i principali fattori che hanno incentivato il ricorso al traffico organizzato di rifiuti in Italia, e ii) in quale misura l’esistente sistema di enforcement è stato in grado di offrire una forma più o meno efficace di deterrenza.
I risultati dell’analisi innovano la letteratura economica sul crimine non solo perché si analizza una particolare tipologia di reato quale quello ambientale finora trascurata dalla letteratura, ma anche perché l’Italia rappresenta un importante caso di studio, considerata la presenza ingombrante delle mafie e di vari sistemi criminali operanti nei diversi mercati illegali. Inoltre, la nostra analisi empirica si basa su una banca dati originale poiché censisce il numero complessivo di inchieste concluse con l’emanazione di provvedimenti cautelari dal 2002, anno della prima applicazione dell’art. 260, al 2015.
Il resto del lavoro si articola nel seguente modo: il paragrafo 2 analizza le principali caratteristiche del fenomeno criminale legato al traffico organizzato di rifiuti. Il paragrafo 3 passa sinteticamente in rassegna la principale letteratura teorica ed empirica di riferimento, sottolineando le ipotesi teoriche testate empiricamente. Il paragrafo 4 descrive il database e il modello empirico utilizzato; i relativi risultati sono illustrati nel paragrafo 5. Il paragrafo 6 offre alcune considerazioni conclusive.

The determinants of organised waste trafficking in Italy: an empirical analysis at regional level
by Anna Rita Germani, Antonio Pergolizzi and Filippo Reganati
Keywords: Illicit Waste Trafficking; Environmental Law Enforcement; Organised Crime; Waste Management

This paper aims at analysing the following two issues: (i) what are the main factors that have stimulated the use of organised waste trafficking in Italy, and (ii) the extent to which the existing enforcement system has been able to offer a more or less effective form of deterrence. The results of the analysis innovate economic crime literature not only because a particular type of offense is analysed, such as the environmental one so far neglected by literature, but also because Italy is an important case study, given the cumbersome presence of mafias and various criminal systems operating in different illegal markets. Furthermore, our empirical analysis is based on an original database since it takes a census of the total number of investigations concluded with the ordering of precautionary measures from 2002 – the year of the first application of art. 260 – to 2015.
The rest of the paper is articulated as follows: section 2 analyses the main features of the criminal phenomenon linked to organized waste trafficking. Section 3 briefly summarizes the main theoretical and empirical reference literature, emphasizing the theoretical hypotheses empirically tested. Section 4 describes the database and empirical model used; its results are outlined in section 5. Section 6 offers some concludingremarks.

 

Organizzazione assistenziale e discriminazione di genere. I “projetti” nel Regno delle due Sicilie
di Anna Citarella, Andrea Filocamo e Serena Potito
Parole chiave: Sistema assistenziale; Beneficenza; Regno delle due Sicilie

La parabola ascendente del welfare, che tocca il suo culmine in gran parte degli Stati europei a metà del XX secolo, ha le sue radici nel Settecento, già con l’Illuminismo francese.
A prendersene cura furono prima la Chiesa ed il clero, poi – grazie ad un processo di laicizzazione – lo Stato, almeno fino al trionfo delle idee neoliberiste.
Questo studio, in particolare, propone un’analisi descrittiva delle condizioni dei “projetti” e delle “projette”, i bambini abbandonati, affidati all’assistenza pubblica e privata nel Regno delle due Sicilie, e delle balie, figura intermedia nel processo di welfare, che si trovavano in condizioni economiche pessime: sfruttate da parte delle Amministrazioni comunali, spesso offese e non considerate vere lavoratrici nonostante la loro importante opera.
La ricerca – basata anche sui documenti dell'Archivio di Stato di Napoli – mette in luce, come, nell’arco di tempo che va dai primi dell’Ottocento all’Unità d’Italia, le difficoltà delle finanze statali del Regno delle due Sicilie imposero delle scelte assistenziali, in cui forte era la discriminazione di genere, specchio di una società con i suoi privilegi per i maschi e i suoi pregiudizi nei confronti delle donne.
Solo nel 1840 fu avviato un budget ordinario, alcuni orfanotrofi furono creati anche per le femmine e ci furono alcune iniziative di sostegno per prenderle gratuitamente nelle fabbriche: il destino delle "projette" venne sempre più posto all’attenzione del Regno.
Tuttavia, i risultati furono limitati e lenti e la discriminazione rimase forte: i bambini, pur nell’ambito di un’assistenza carente, furono salvaguardati, le bambine furono ignorate, le balie pagate poco e male e svillaneggiate.

Welfare organisation and gender discrimination. The “projetti” in the Kingdom of the Two Sicilies (1808-1860)
by Anna Citarella, Andrea Filocamo and Serena Potito
Keywords: Welfare system; Charity; Kingdom of the Two Sicilies

The rise of welfare culture, which culminates in most European States in the mid-twentieth century, has its roots in the 18th century, already with the French Enlightenment.
At first, the Church and the clergy played a major role in welfare, then - thanks to a secularization process - this role was taken on by the State, at least until the triumph of neo-liberal ideas.
In particular, this paper proposes a descriptive analysis of the conditions of “projetti” and “projette”, abandoned children, entrusted with public and private assistance in the Kingdom of the Two Sicilies, and of the nurses (“balie”), an intermediate figure in the welfare process, which were in very bad economic situation: exploited by municipal administrations, they were often offended and not considered real workers despite their important action.
The analysis, also based on the documents of the Naples State Archive, highlights how, during the period from the early 19th century to the Unity of Italy, the difficulties of state finances in the Kingdom of the Two Siciliesled to choices in terms of assistance, in which gender discrimination was strong, as mirror of a society with its privileges for males and its prejudices against women.
Only in 1840, an ordinary state budget was started, some orphanages were created also for females and there were also some relief initiatives to take them free of charge in factories: the fate of the “projette” was increasingly placed at the forefront of Kingdom.
However, the results were limited and slow and the discrimination remained strong: boys, even in the context of lack of assistance, were more safeguarded, girls were mostly ignored, whereas nurses were outraged and little paid.

 

Comunità informali come ‘luoghi creativi’ e drivers di produttività urbana. Il caso dei Centri Sociali a Napoli
di Maria Patrizia Vittoria e Pasquale Napolitano
Parole chiave: Comunità Informali; Produttività Urbana; Specializzazione Dinamica; urban and regional development; Centri Sociali; Industria Culturale e Creativa

Una recente attenzione sta convogliando le analisi di urban development verso il riconoscimento del ruolo che svolgono le comunità informali nell’attivare nuove specializzazioni produttive. Le comunità di cittadini, sulla spinta della libera adesione, sarebbero più efficaci nel processo di creazione di nuove opportunità utili al territorio. Allo stesso tempo, le modalità dell’interazione sociale, essendo caratteristica specifica di un luogo, non si prestano ad una lettura univoca ed orizzontale per la codifica nei modelli di sviluppo. Con riguardo a tali problemi, alcuni lavori adottano scelte metodologiche che invertono la comune prospettiva sull’individuazione orizzontale delle commonalities utili a circoscrivere i modelli di sviluppo di un’area. La consapevolezza delle profonde differenze nell’agire collettivo e informale, invero, spiegherebbe la necessità di condurre, indagini in profondità e la raccolta selettiva di best practices. Sulla base di alcune caratteristiche già riconosciute come best practices nell’attività di decision-making di alcuni centri sociali napoletani, il presente studio compie un’analisi che estende l’osservazione a tutti gli altri, cercando di evidenziarne il grado evolutivo e le eventuali necessità per il miglioramento della produttività dell’economia cittadina.

Informal communities as "creative places" and urban productivity drivers. The case of the Community Centres in Naples
by Maria Patrizia Vittoria and Pasquale Napolitano
Keywords: Informal Communities; Urban Productivity; Dynamic Specialisation; urban and regional development; Community Centres; Creative and Cultural Industry

Recentattention on the role played by informal communities in establishing new production specializations is being paid by current urban development theories. The communities of citizens, driven by free acceptance, would be more effective in the process of creating new job opportunities and innovative and responsible public procurement. At the same time, the social interaction modes, being a specific feature of a place, are not suitablefor an unambiguous and horizontal interpretationto be encoded in development models. With regard to these problems, some research adopts methodological choices that reverse the common horizontal perspective in defining the development models of an area. The awareness of deep differences in acting collectively, indeed, explains the need to carry out in depth investigations and selective collections of best practices. Based on some Neapolitan community centres’ features, already recognized as best practices in the activity of urban decision-making, this study makes an analysis that extends the observation to all other community centres, trying to highlight the degree of evolution and possible needs to improve the productivity of the local economy

 

La ricontrattazione dei vincoli europei di bilancio per rendere la Convergenza possibile e “chiudere” la questione meridionale. Una “nuova offerta produttiva” nel Mediterraneo per sottrarre il Sud alla divergenza crescente
di Andrea Del Monaco
Parole chiave: Vincoli di bilancio; Convergenza; Infrastrutture

Il Patto di Stabilità, in particolare dopo il suo irrigidimento nel 2011-2 tramite il Fiscal Compact, il Two Pack e il Six Pack, ha ridotto notevolmente la possibilità per gli Stati membri della Ue di indebitarsi per investire. L’Italia, nel Documento Programmatico di Bilancio 2017, si impegna a ridurre progressivamente l’indebitamento netto fino all’azzeramento nel 2019: di conseguenza riduce gli investimenti, in particolare nel Mezzogiorno. Un esempio concreto è il rinvio della spesa del Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) del ciclo 2014-2020, Fondo destinato per l’80% al Mezzogiorno: la Legge di Stabilità 2016 pospone la spesa di 29,7miliardi (su 38,7 miliardi di dotazione del FSC) a dopo il 2019. La Legge di Bilancio 2017 aumenta la dotazione totale del FSC a 46,6 miliardi, e, nel contempo, pospone la spesa di 35,1 (su 46,6) miliardi di FSC a dopo il 2020. Il FSC è necessario al Sud perché contribuisce a finanziare opere importanti: la dorsale ferroviaria Napoli-Bari-Lecce-Taranto, la dorsale ferroviaria Salerno-Reggio-Calabria, la dorsale ferroviaria Messina-Catania-Palermo e l’autostrada Sassari Olbia. Tali opere costano 13,6 miliardi: al 30 giugno 2016 sono stati spesi per la loro realizzazione 2,38 miliardi; per completarle servono altri 11,27 miliardi. Gli attuali vincoli Ue di bilancio computano nel rapporto deficit/PIL l’indebitamento per completare tali opere. Al contrario, l’indebitamento netto per il contributo italiano all’assistenza agli Stati UEM in difficoltà finanziaria, è stato scomputato dal computo del rapporto deficit/PIL: tale contributo italiano dal 2010 al 2014 è stato pari a 60 miliardi. In tale situazione il saggio lancia un allarme e propone una soluzione. La possibilità di fare deficit per investire potrebbe essere totalmente cancellata qualora fosse approvata la proposta tedesca di una nuova direttiva europea sul secondo bail in sul debito sovrano: le banche degli Stati del Sud-Europa dovrebbero vendere i rispettivi titoli di Stato posseduti che eccedono il 25% del loro patrimonio netto, gli spread dei titoli di Stato del Sud-Europa verso i “Bund” risalirebbero, i tassi di interesse negli Stati del Sud-Europa salirebbero e sarebbe difficile fare deficit per investire. Diversamente, occorre evitare una simile direttiva Ue, scomputare totalmente dal computo del rapporto deficit/PIL gli investimenti e destinare tutte le risorse disponibili alla realizzazione di un bacino produttivo autocentrato nel Sud. Necessaria è una riforma della struttura produttiva del Mezzogiorno basata su tre interventi: la connessione tramite Potenza della dorsale ferroviaria tirrenica alla dorsale ferroviaria adriatica; la realizzazione di tre città policentriche, una apolo-lucana, una calabrese e una nel bipolo Messina-Reggio-Calabria; la trasformazione dei porti di Gioia Tauro, Taranto e Crotone nei quartieri generali della logistica mondiale.

Renegotiating European budgetary constraints to make convergence possible and “end” the southern question. A “new productive offer” in the Mediterranean to rescue the South from growing divergence
by Andrea Del Monaco
Keywords: Budgetary constraints; Convergence; Infrastructures

The Stability Pact, in particular after its tightening in 2011-2 through Fiscal Compact, the Two Pack and the Six Pack, greatly reduced the possibility of EU Member States to make a debt to invest. Italy, in the 2017 Budget Programme Document, commits itself to gradually lower its net borrowing up to zeroing in 2019; consequently, it reduces its investments, particularly in southern Italy. An actual example is the postponement of the 2014-2020 Development and Cohesion Fund (DCF) expenditure, that is a fund almost entirely (80%) intended for southern Italy: 2016 Stability Law puts off spending by 29.7 billion (out of 38.7 billion ofDCF funding) until 2019. The 2017 Budget Law increases DCF’s total allocation to 46.6 billion, while at the same time postpones DCF spending of 35.1 billion (out of 46.6 billion) after 2020. DCFis needed in the South because it contributes to the financing of important works, such as the railway line Naples-Bari-Lecce-Taranto, the Salerno-Reggio-Calabria rail backbone, the Messina-Catania-Palermo rail backbone and the Sassari-Olbia motorway. Such works cost 13.6 billion: as of 30 June 2016, 2.38 billion have been spent; to complete them, further 11.27 billion are needed. Current EU budgetary constraints reckon that the deficit / GDP ratio is the debt to complete such works. On the contrary, the net debt for the Italian contribution to support EMU countries in financial difficulties has been cut off by the deficit / GDP ratio: such contribution from 2010 to 2014 was 60 billion. In this situation, an alarm is raised and a solution is suggested. The possibility of making a deficit for investing could be totally cancelled if the German proposal for a new European directive on a second sovereign debt bail in was approved: the banks in the Countries of South-Europe should sell their respective government bonds that exceed 25% of their net assets, the spreads of South-European bonds towards the “Bund” would rise, interest rates in South- Europe States would rise and it would be difficult to make a deficit to invest. Otherwise, such a EU directive should be avoided, investments should not be totally taken into account in the deficit / GDP ratio and all the resources available should be allocatedfor the creation of a self-centred production area in the South.It is necessary a reform of the productive structure of southern Italy, based on three interventions: the connection through Potenza of the Tyrrhenian rail backbone to the Adriatic rail backbone; the realization of three polycentric cities, one of Apulia and Lucania, one Calabrian and one in the bipole Messina-Reggio-Calabria; the transformation of the ports of GioiaTauro, Taranto and Crotone into the headquarters of world logistics

 

Si ricomincia a crescere, concentriamo e diversifichiamo le azioni. Le analisi di “Report Sud 2017” della Fondazione Curella
di Pietro Massimo Busetta
Parole chiave: Sviluppo; Mezzogiorno; Divari Territoriali; Mercato del Lavoro; Analisi Congiunturali

Le analisi di “Report Sud 2017”, i cui principali risultati sono illustrati da Pietro Massimo Busetta nel documento, pongono in luce come la fase di recupero dell’economia, avviata nel 2015, si sia rafforzata soprattutto in virtù del miglioramento del mercato del lavoro in corso da un paio d’anni. Rimangono quasi immutati i divari con il Centro-Nord, ma è innegabile che un qualche progresso ci sia stato. Queste le evidenze della trentaduesima analisi congiunturale sulla situazione economica del Mezzogiorno “Report Sud” presentata lo scorso 10 maggio, presso la sede romana dell’Università “LUMSA”. Il Rapporto, attraverso un’indagine semestrale presso un campione di aziende creditizie operanti nel territorio, vuole dare un contributo di conoscenza su quello che è il reale andamento delle principali variabili economiche e cerca di individuare i “trends” e le diversità rispetto al dato nazionale.
In particolare, dall’esame dei settori oggetto di analisi sono emersi i seguenti elementi:
Consumi - I consumi delle famiglie crescono in misura più contenuta della progressione del potere d’acquisto dovuta all’aumento dell’occupazione e quiescenza dell’inflazione. Ciò si è riflesso in un lieve innalzamento della propensione al risparmio.
Investimenti - L’attività d’investimento delle imprese avrebbe mantenuto per il secondo anno di fila un trend moderatamente evolutivo, sorretto da un’accresciuta disponibilità di benefici fiscali e frenato da un eccesso di capacità inutilizzata e da aspettative non stimolanti sull’evoluzione della domanda.
Mercato del lavoro - Il recupero della domanda di lavoro non ha di fatto portato ad una contrazione dell’offerta, perché nel mentre si sono affacciati sul mercato del lavoro nuovi flussi di inattivi, spinti dall’urgenza d’integrare i magri introiti familiari.
Esportazioni - I segnali di ripresa ciclica dell’economia meridionale e insulare si sono accompagnati ad una dinamica positiva delle esportazioni di beni, risultata comunque meno apprezzabile del consuntivo 2015.
Importazioni - Il flusso degli approvvigionamenti di merci sui mercati esteri ha risentito, come di consueto, della forte presenza del greggio e derivati (1/3 del totale), riducendosi per il quinto anno consecutivo.
Agricoltura - Il valore aggiunto prodotto dall’agricoltura, dopo l’ottima performance del 2015, rallenta per la cosiddetta annata di scarica di alcune importanti produzioni mediterranee.
Industria in senso stretto - La produzione dell’industria in senso stretto avrebbe manifestato nella seconda metà del 2016 una contenuta decelerazione della debole fase di ripresa già in atto nella prima parte dell’anno.
Costruzioni - Per le costruzioni l’uscita dalla più grave crisi del dopoguerra si sta rivelando più lenta e faticosa del previsto, per il sovrapporsi di un intreccio di fattori di freno finora non rimossi.
Servizi - L’andamento della produzione nel vasto ramo dei servizi, sarebbe stato contrassegnato da una moderazione della progressione rilevata per i primi mesi dell’anno.
Il dibattito ha evidenziato quali sono le linee di policy da perseguire, in particolare le condizioni minime per l’attuazione degli investimenti dall’esterno dell’area. Unica possibilità per riportare il livello occupazione/popolazione ad un rapporto funzionale

We are beginning to grow again, let’s concentrate and diversify our actions. Fondazione Curella’s analyses of “Report Sud 2017”
by Pietro Massimo Busetta
Keywords: Development; Southern Italy; Territorial Gaps; Labour market; business-cycle analysis

The analyses of “Report Sud 2017”, whose main findings are illustrated by Pietro Massimo Busetta in the paper, show that the recovery phase of the economy, started in 2015, has been strengthened mainly by the improvement of the labour market for a couple of years now. The gap with the Centre-North of Italy remains almost unchanged, but it is undeniable that some progress has been made. Thisis the evidence of the XXXII business-cycle analysis on the economic situation of southern Italy, namely “Report Sud”, presented on May 10, at the University of LUMSA in Rome. The report, through a half-yearly survey on a sample of credit companies running in the area we are considering, wants to make a contribution on what is the real trend of the main economic variables and tries to identify “trends” and differences with respect to national data.
In particular, the following elements have emerged from the examination of the sectors under investigation:
Consumption – Household consumption grows to a lesser extent than the growth in purchasing power due to rising employment and quiescent inflation. This was reflected in a slight rise in the propensity to save.
Investments – Business investments would keep a moderately evolutionary trend for the second consecutive year, driven by increased availability of tax benefits and curbed by excess unused capacity and non-stimulating expectations on the evolution of demand.
Labour Market – The recovery of labour demand has not resulted in a contraction in supply, as new flows of inactive populationemerged on the labour market, driven by the urgent need to integrate poor household income.
Exports – The cyclical recovery signals of southern and island economy were accompanied by positive dynamics of export of goods, which were however less considerable than the 2015 figure.
Imports – The flow of supplies of goods to foreign markets has, as usual, been affected by the strong presence of crude oil and derivatives (1/3 out of the total), decreasing for the fifth consecutive year.
Agriculture – The added value produced by agriculture, after the excellent performance of 2015, has slowed down for the so-called non-fruiting year of some important Mediterranean crop productions.
Industry strictly speaking – Manufacturing, strictly speaking, would have shown in the second half of 2016 a slow deceleration of the weak recovery phase already in place in the first part of the year.
Buildings – For buildings, the exit from the worst post-war crisis is proving to be slower and harder than expected, for the overlap of a network of curb elements so far not removed.
Services – Production trends in the broadsector of services would be marked by a moderation in the progression observed for the first months of the year.
The debate highlighted the policies to be pursued, in particular the lowest conditions to implement the investments from outside the area, that is the only way to bring the employment / population level back to a functional relationship.

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