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Presentazione Rapporto SVIMEZ 2018 L'economia e la società del Mezzogiorno
Giovedì 8 novembre ore 10 - Sala della Regina, Palazzo Montecitorio, Roma
Interdipendenza tra l’economia del Nord e del Mezzogiorno
Intervista del Direttore Luca Bianchi a "Il Messaggero" (9 settembre)
Sistema educativo nell’Italia dei dualismi. Una discussione a partire dal “Education&Training Monitor 2017”
Seminario SVIMEZ e Rappresentanza della Commissione europea in Italia (11 settembre)
Luca Bianchi a Fuorigioco su Radio Uno
Il Direttore SVIMEZ interviene sulle politiche per il Sud alla presentazione del Rapporto Sud messo a punto da Ance e SVIMEZ (27 settembre)
Sicilia. Ripartire dalle imprese
Editoriale Bianchi e Provenzano sulla Sicilia su L'Economia del Corriere della Sera (16 luglio)
 

Programmazione e assegnazione delle risorse del Fondo sviluppo e coesione 2014-2020
di Gian Paolo Boscariol
Con le delibere del CIPE n. 25 e 26 dell’agosto 2016 è stato definito il quadro programmatorio della prima quota (43,8 miliardi) di risorse destinate al finanziamento del Fondo per lo sviluppo e la coesione per il ciclo 2014-2020. In particolare la delibera n. 26 ha destinato 13,4 miliardi ai Patti per il Sud, mentre la delibera n. 25 ha ripartito le risorse tra le aree tematiche, assegnando la quota allora ancora disponibile (cioè non utilizzata a copertura di oneri legislativi, non già destinata per legge a specifici interventi, non oggetto di assegnazioni CIPE nell’ambito del c.d. Piano stralcio) ai piani operativi delle singole aree tematiche (15,2 miliardi). Con tale operazione si sono sostanzialmente concluse le nuove procedure per la programmazione delle risorse FSC 2014-2020 come definite dall’art. 1, c. 703, della legge di stabilità 2015.
In un quadro contabile assai complesso - che può generare spesso confusione, in quanto il quadro programmatorio definito dal CIPE si sovrappone con l’ammontare delle risorse effettivamente iscritte nel bilancio dello Stato (alle quali si aggiungono quelle residuali del ciclo FSC 2007-2013) - viene prima effettuata una ricostruzione delle risorse annualmente stanziate nel bilancio dello Stato, evidenziandone le modalità di formazione nel bilancio a legislazione vigente in conseguenza dell’utilizzo delle stesse a copertura di oneri recati da disposizioni legislative e ai rifinanziamenti/definaziamenti/rimodulazioni disposte dalle Tabelle E delle leggi di stabilità 2014-2016 e dalla legge di bilancio 2017.
Conseguentemente si viene a determinare quella cifra di 38,7 miliardi che la delibera n. 25 provvede a ripartire in via programmatica tra le varie “aree tematiche”.
Vengono quindi ripercorse le vicende che hanno definito la destinazione in ambito CIPE, analizzando, passo dopo passo, le preallocazioni previste da singole disposizioni legislative e le assegnazioni a specifici interventi disposti con delibere CIPE, specialmente quelle ricomprese nel c.d. Piano stralcio, arrivando, pertanto, a definire l’ammontare delle risorse ancora disponibili da assegnare ai Patti per il Sud (delibera n. 26) e ai piani operativi delle singole aree tematiche di intervento (delibera n. 25). Tale analisi ricostruttiva viene accompagnata anche da numerose tabelle che permettono una agevole definizione del quadro contabile e di come sono state destinate le risorse FSC 2014-2020.
In appendice sono presenti due tabelle riepilogative: la prima relativa alle risorse assegnate dal CIPE precedentemente al 10 agosto 2016 a specifici interventi; la seconda contiene una ricostruzione storica (dalla legge di bilancio 2014) riepilogativa della destinazione delle risorse FSC 2014-2020 conseguente alle dotazioni iscritte annualmente in bilancio, con l’evidenziazione delle assegnazioni per legge e di quelle effettuate dal CIPE in sede di riparto del Fondo.

 

La sfida della programmazione comunitaria: i Programmi Operativi 2014-2020 alla prova dell’attuazione
di Chiara Sumiraschi
A tre anni dall’avvio della politica di coesione europea per il periodo 2014-2020, la programmazione dei fondi strutturali e di investimento europei (SIE) è entrata nel vivo dell’attuazione dei Programmi Operativi (PO) nazionali, interregionali e regionali.
L’Italia, con oltre 42.667 milioni di Euro è tra i maggiori destinatari dei fondi SIE e, in particolare, delle risorse dedicate ai programmi di supporto dello sviluppo economico per la realizzazione di interventi per la crescita intelligente ed inclusiva.
L’articolo, a partire dalle desk research realizzate nell’ambito dell’Osservatorio sui Fondi Strutturali Il Sole 24 Ore - Gruppo CLAS, delinea il contesto europeo di programmazione dei fondi SIE nella UE (28), ne approfondisce lo stato di attuazione nei diversi Stati membri e, in particolare, si concentra sull’allocazione delle risorse e sul processo di implementazione dei programmi italiani del primo triennio.
Nello specifico, focalizza l’attenzione sul tema del rafforzamento della ricerca, dello sviluppo tecnologico e dell’innovazione sviluppato nell’ambito dei PO italiani: ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione rappresentano l’elemento cruciale per realizzare un cambiamento che consenta di rendere possibile uno scenario a lungo termine in cui la UE possa cavalcare l’onda della globalizzazione (invece che esserne schiacciata) e, così, uscire dalla crisi che l’attanaglia ormai da un decennio.

 

L’attuazione della programmazione dei fondi strutturali 2014-2020: riflessioni, novità e prospettive
di Giorgio Centurelli
Le risorse per le politiche di coesione destinate a ridurre le differenze strutturali esistenti tra le regioni dell’Unione ed a costituire una politica regionale di sviluppo basata sui concetti della solidarietà e della coesione economica e sociale sono definiti, come noto, secondo cicli di programmazione settennali. Alle “classiche” risorse per interventi strutturali e di investimento, nel ciclo di programmazione 2014-2020 si aggiungono anche le risorse europee destinate al Fondo che sostiene gli interventi promossi dai paesi dell’UE, per fornire agli indigenti un’assistenza materiale (FEAD), le risorse per interventi in cooperazione territoriale europea, nonché le risorse aggiuntive nazionali (PAC e FSC).
L’attuale ciclo di programmazione è iniziato sulla carta, il 1° gennaio 2014 e terminerà, come periodo di ammissibilità delle spese, il 31 dicembre 2023. Al 2016, ossia a ben 3 anni dall’avvio del ciclo comunitario 2014-2020 l’attuazione dei fondi strutturali, in termini finanziari, non risulta ancora particolarmente rilevante ed il primo target di spesa per molti Programmi Operativi è già fissato al 31 dicembre 2017. Sui quotidiani e riviste, si leggono articoli che richiamano, sempre, l’incapacità dell’Italia a dare piena attuazione ai Fondi; si diffonde spesso il preconcetto di incapacità gestionale, fino all’inadeguatezza del management. Non è propriamente così, o almeno non sempre il ritardo è connesso direttamente ad un solo fattore, come sembrerebbe essere rappresentato da un’analisi frettolosa molto frequentemente figlia di motivazioni mediatiche.
Ma allora, perché le risorse comunitarie non si spendono?
A partire da questa domanda, l’articolo intende restituire riflessioni, novità e prospettive in merito all’attuazione dei programmi finanziati con i fondi strutturali e dei principali strumenti inclusi nella strategia di rafforzamento della capacità amministrativa ed incidenti, in particolare, le politiche di coesione, tra cui figurano gli interventi nazionali di governance ed il nuovo strumento dei Piani di rafforzamento amministrativo.

 

Il Gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT): quadro normativo e prassi applicativa a dieci anni dall’adozione del Regolamento (CE) n. 1082/2006
di Giuseppe Asaro
Il Regolamento (CE) n. 1082/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 luglio 2006, rientrante nel c.d. pacchetto legislativo della coesione per il 2007-2013, ha istituito il Gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT). Con esso l’Unione europea ha offerto agli Stati membri, in particolare alle autorità regionali e locali, uno strumento giuridico in grado di agevolare la realizzazione e la gestione di azioni di cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale, in un contesto di legislazioni e procedure nazionali differenti. A dieci anni dalla sua entrata in vigore il censimento condotto dal Comitato delle Regioni rileva sessantadue GECT distribuiti in tutto il territorio europeo, a testimonianza del favore con il quale questo strumento è stato accolto. L’obiettivo del contributo è quello di esaminarne, in breve, la disciplina, anche alla luce delle modifiche introdotte con il Regolamento (UE) n. 1302/2013 del 17 dicembre 2013, affrontare alcuni dei principali problemi che si sono posti nella sua interpretazione ed applicazione, e quindi offrire una rassegna di alcuni dei GECT istituiti in questi anni, al fine di mostrare l’estrema eterogeneità delle finalità che è possibile perseguire tramite il modello messo a disposizione dall’Unione, delineando caratteristiche e funzioni di ciascuno di essi.

 

I flussi del transhipment tra potenzialità e limiti
di Lucia Franco
La gestione del colosso italo-tedesco, che controlla il Terminal Container di Gioia Tauro, un’impresa che in 21 anni di attività ha sempre pianificato ogni scelta con i tempi lenti del grande business, è momentaneamente nelle mani di un “Procuratore Speciale”, dopo il contemporaneo taglio delle figure apicali voluto nei mesi scorsi da Cecilia Heckelmann Battistello, presidente del gruppo Contship. La rivoluzione, lanciata nel febbraio 2016 da “lady container”, è iniziata con il superamento dell’amministratore delegato Domenico Bagalà e proseguita con altri 4 quadri apicali del management. Le leve sono state affidate al milanese Antonio Testi, che opera con poteri speciali in ragione di un mandato straordinario.
Il controllo diretto da parte della Holding e il superamento delle figure precedenti di amministratore delegato, di direttore generale, di direttore tecnico, di direttore del settore informatico e di direttore del personale, ha composto un quadro più complesso delle problematiche relative alla governance, una sorta di stop and go immediato mediante un tipo di gestione che, evidentemente, si è voluta segnalare in forte e netta discontinuità con quella precedente.

 

La destinazione al Mezzogiorno di risorse ordinarie in conto capitale del bilancio dello Stato - Nota sull’articolo 7-bis del decreto legge n. 243 del 2016, convertito con legge n. 18 del 2017
di Gian Paolo Boscariol
Breve nota sul contenuto e sugli effetti delle disposizioni recate dall’articolo 7-bis del decreto-legge n. 243 del 2016, con cui si dispone che le amministrazioni centrali dello Stato destinano una quota della loro spesa ordinaria di conto capitale alle regioni del Mezzogiorno, secondo quanto sarà definito da una direttiva e da un D.P.C.M. da emanare entro il 30 giugno 2017.

 

Associazione per lo sviluppo
dell'industria del Mezzogiorno
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