Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

Presentazione Rapporto SVIMEZ 2018 L'economia e la società del Mezzogiorno
Giovedì 8 novembre ore 10 - Sala della Regina, Palazzo Montecitorio, Roma
Interdipendenza tra l’economia del Nord e del Mezzogiorno
Intervista del Direttore Luca Bianchi a "Il Messaggero" (9 settembre)
Sistema educativo nell’Italia dei dualismi. Una discussione a partire dal “Education&Training Monitor 2017”
Seminario SVIMEZ e Rappresentanza della Commissione europea in Italia (11 settembre)
Luca Bianchi a Fuorigioco su Radio Uno
Il Direttore SVIMEZ interviene sulle politiche per il Sud alla presentazione del Rapporto Sud messo a punto da Ance e SVIMEZ (27 settembre)
Sicilia. Ripartire dalle imprese
Editoriale Bianchi e Provenzano sulla Sicilia su L'Economia del Corriere della Sera (16 luglio)

La problematica trasformazione delle imprese meridionali prima e durante la crisi
di S. Bruni
Industria Manifatturiera; Sistemi Locali del Lavoro; Esportazioni; Ristrutturazione; Mezzogiorno

Il riferimento ai Sistemi locali di lavoro come unità base di analisi, nel caso del Mezzogiorno, risulta utile in quanto consente di superare l’idea che ci si trovi dinnanzi ad un blocco socio-economico unitario. E’ possibile individuare le aree nelle quali risulta prevalente le presenza delle piccole imprese e quelle nelle quali, al contrario, la produzione avviene nei grandi impianti, non pochi dei quali sono nati negli anni dell’intervento straordinario. I sistemi locali del lavoro che sulla base del Censimento 2001 manifestano una vocazione industriale costituiscono un utile punto di riferimento per analizzare le difficoltà ed i problemi che negli anni della crisi hanno avuto modo di manifestarsi con maggiore evidenza. Il confronto con i dati del 2011 permette di evidenziare gli effetti sulla struttura industriale della grande crisi iniziata nel 2007-2008.
Le informazioni sulle esportazioni e sul ricorso alla Cassa integrazione guadagni (CIG) riaggregate a livello di sistema locale costituiscono ulteriori elementi che arricchiscono un’analisi che non si sviluppa solamente sui dati dell’occupazione. I dati delle esportazioni evidenziano le difficoltà dei sistemi produttivi di piccola impresa già alcuni anni prima che iniziasse la grande depressione. I dati sulla CIG fanno emergere con maggior evidenza i problemi della grande impresa che le sole informazioni sulla occupazione rappresentano in forma meno grave. I reiterati ricorsi alla CIG, che nei momenti più acuti della crisi coinvolgono quasi il 10% degli occupati nella grandi imprese, rappresentano l’occasione per evidenziare, anche se in maniera essenziale, le questioni che hanno costituito o costituiscono elementi di trattativa tra le forze sociali. Il riferimento a quattro casi (FIAT Chrysler, ILVA di Taranto, la chimica a Versalis e gli elettrodomestici Whirlpool) ripropone la questione di un riposizionamento di segmenti importanti dell’industria nazionale sia per rispondere all’esigenza di promuovere processi produttivi compatibili con il rispetto dell’ambiente e con la salvaguardia della salute dei cittadini, sia per sostenere il passaggio dalla produzione di beni a modesto valore aggiunto a quelli a più alto contenuto tecnologico e ad un più elevato tasso di innovazione. Tutte questioni che ripropongono il problema del reperimento di adeguate risorse finanziarie e di solide competenze imprenditoriali. Problemi di lungo periodo che si sovrappongono e si mescolano a vicende legate alla grave crisi che stiamo vivendo

The Difficult Transformation of Southern Businesses Before and During Crisis Times
by S. Bruni
Keywords: Manufacturing Industry; Local Labour Systems; Exports; Reorganization; Southern Italy

The reference to local labour systems as basic units of analysis, in the case of the South of Italy, is useful because it allows to overcome the idea that we are dealing with a socio-economic unit block. It is possible to identify the areas where small enterprises outnumber and those where, on the contrary, production takes place in large plants, most of which developed in the years of extraordinary intervention. The local labour systems that, on the basis of the 2001 Census, show an industrial propensity are a useful point of reference to analyse the difficulties and problems that during the crisis years appeared more clearly. A comparison with 2011 data allows to highlight the effects on the industrial structure of the great crisis that began in 2007-2008.
Information on exports and on the use of Cassa Integrazione Guadagni(CIG) reaggregated at local system level are further elements that enrich an analysis that does not refer solely to employment data. The export figures show the difficulties of the productive systems of small business already some years before the rise of the Great Depression. The data on the CIG bring out most clearly the problems of big businesses that the only information on employment show less severely. The repeated appeals to the CIG, which in the most acute times of the crisis involve nearly 10% of those employed in large enterprises, represent an opportunity to highlight, albeit basically, issues that have been, or are matters for negotiation between the social forces. The reference to four cases (FIAT Chrysler, Ilva in Taranto, the chemical sector in Versalis and Whirlpool appliances) raises anew the question of a repositioning of important segments of the national industry both to address the need to promote production processes consistent with the respect of environment and the safeguard of the health of citizens, and to support the shift from the production of goods to low-value added to those with a higher technological content and a higher rate of innovation. Such are all issues that propose again the problem of finding adequate financial resources and solid business skills. These are long-term problems that overlap and mingle with events related to the severe crisis we are experiencing.

  

Il nuovo fenomeno delle strategie di ritorno in Italia: il back-shoring
di G. Talamo e F. Guarneri
Parole chiave: Off-shoring; Internazionalizzazione; Deinternazionalizzazione; Disinvestimento; Back-shoring; Back-reshoring; In-shoring; Near-reshoring; Crisi

Le strategie di ritorno nel paese di origine, di attività produttive in precedenza delocalizzate all’estero, sono state definite dalla letteratura accademica con una pluralità di termini (back-shoring, reshoring, back-reshoring, near-shoring, in-shoring). Questo lavoro analizza il fenomeno del back-shoring a fronte del frammentato assetto di definizioni. Dopo aver presentato un’articolata disamina sullo stato dell’arte della letteratura sul tema, si fornisce un quadro quantitativo della dimensione del fenomeno a livello nazionale, passando in rassegna i casi più significativi di aziende italiane che hanno deciso di adottare le strategie di rimpatrio. Il sistema produttivo del Mezzogiorno è attraversato solo marginalmente dal fenomeno. Il contributo si sofferma, infine, sulle implicazioni di policy

A New Phenomenon: Backshoring and the Italian Case
by G. Talamo and F. Guarneri
Keywords: Foreign Direct Investment; Multinational Firms; Crisis

The return strategies in the home country of activities previously outsourced overseas have been defined by the academic literature with a plurality of terms (back-shoring, reshoring, back-reshoring, near-shoring, on-shoring and in-shoring). This paper analyses back-shoring with respect to its fragmented definitions. After presenting an articulate discussion on the state of the art in literature, we provide a quantitative analysis of this phenomenon at national level, reviewing the most significant cases of Italian companies that have decided to take the return strategies. The production system of Southern Italy is crossed only marginally by this phenomenon. Finally, this paper focuses on the main policy implications.

  

L’olivicoltura in Italia tra localizzazione produttiva e tendenze evolutive. Alcune indicazioni di policy
di R. Gismondi, L. De Gaetano, M.A. Russo e V. Vecchione
Parole chiave: Agricoltura; PAC; Coltivazioni; Olio di oliva; Olive; Regioni

Il lavoro propone una selezione organica di dati statistici relativi alla struttura delle aziende agricole italiane con superfici ad olivo - che rappresentano il primo anello della catena della produzione di olio di oliva - con dettaglio regionale ed un profilo di analisi longitudinale. L’analisi, essenzialmente descrittiva, ha l’obiettivo di evidenziare i caratteri strutturali del settore agro-olivicolo e le dinamiche evolutive recenti, utilizzando le basi dati disponibili in chiave integrata. Dagli anni ’90 ad oggi persiste un’elevata localizzazione della produzione di olio e di olive nel Mezzogiorno, con una concentrazione della produzione in un numero minore di aziende mediamente più grandi. Prima della crisi produttiva dell’annata 2014-2015, la produzione di olio di oliva si è caratterizzata per elevata stabilità tanto delle superfici quanto delle rese per ettaro. La principale conclusione dell’analisi è che le coltivazioni ad olivo tendono a modificare i propri caratteri strutturali più lentamente rispetto alle altre coltivazioni legnose, e che la produzione di olio di oliva, pur restando fortemente concentrata nel Mezzogiorno, vede diffondere con velocità crescente le marche di qualità e di tipo biologico, non solo al Sud ma anche in alcune regioni del Centro. L'analisi si completa di alcune riflessioni di policy alla luce dei problemi posti dalla recente riforma della Politica Agricola Comune (PAC).

Olive Cultivations in Italy: Structural Features and Trends from a Regional Perspective
by R. Gismondi, L. De Gaetano, M.A. Russo and V. Vecchione
Keywords: CAP; Crops; Olive Oil; Olives; Regions

This paper proposes a descriptive analysis of the structural features of olive cultivations and olive oil production in Italy, through a longitudinal approach. The time period analyzed is mostly 1990-2010. The work is based on the integration of selected statistical data with the number of agricultural holdings which have olive trees, their agricultural surfaces, the estimated production, the quality productions and the recourse to organic farming. The territorial detail is regional, with additional details by province. The main purpose is verifying the level of production concentration in few regions, its development along time and the role played by geographical location as regards recent trends. The work also develops some policy reflections in the light of the problems arising from the recent reform of the Common Agricultural Policy (CAP).
Data derive from the integration of various sources: agricultural censuses, farm structure sampling surveys, crop statistics, administrative data, household budget surveys. Some estimations were needed as regards olive oil production. Amounts, longitudinal changes and specific ratio indicators have been calculated at regional level. The whole analysis is based on official statistics data and start from 1980, since before 1980 different definitions and concepts were adopted in the framework of agricultural censuses. The main results show the persistence of strong localization of olive oil production among few Southern regions, the late development of quality and organic farming productions spread among Central and Southern Italy and the steadiness of household olive oil consumption along time, with slight differences among regions.
Some of the main outcomes are the following: a) since 1990 the number of agricultural holdings and their utilized agricultural area has sharply decreased, while the decrease of holdings with olive trees has been very much slower and their agricultural area has increased; b) as regards olive cultivations, the percentage of micro-holdings (less than one hectare) increased along time; c) the degree of concentration of olive oil production in Southern regions did not decrease along time, and also yields remained steady; d) quality olive oil productions are becoming more and more relevant in Southern regions, while organic farming cultivations characterize some regions located in Central Italy.

  

Start up di impresa e politiche attive del lavoro. Il caso Puglia
di R.V. Santandrea e A. Lobello
Parole chiave: Imprese start up; Occupazione; Politica attiva del lavoro

La grande recessione degli ultimi sette anni ha colpito molto duramente alcune fasce della popolazione in età da lavoro, in particolare: giovani, donne e lavoratori che hanno perso il lavoro dopo i 50 anni. Nell’ambito della strategia per offrire concrete opportunità di lavoro, una misura di politica attiva del lavoro di particolare rilevanza riguarda le azioni in favore dell’autoimpiego e delle start up di impresa. Infatti, mentre il ruolo delle start up di impresa mostra evidenze empiriche incerte in materia di crescita della produttività e dell’innovazione tecnologica a livello di sistema produttivo nel suo complesso; sono maggiormente più robuste le evidenze empiriche nella generazione di nuova occupazione. Soprattutto nel periodo della lunga crisi economica e di lenta crescita senza occupazione possono costituire una risposta importante all’aumento anche dell’occupazione netta a fronte delle difficoltà evidenziate dalla grande impresa. Il contributo analizza la dinamica delle start up di impresa negli ultimi 5-10 anni a livello nazionale e regionale, individuando il loro contributo in termini di occupazione netta a tre anni di distanza delle imprese che sopravvivono. Un approfondimento viene realizzato a livello regionale pugliese con una comparazione della situazione nazionale in materia di start up, di sopravvivenza delle imprese a diversi anni dalla loro nascita e di impatto in termini di occupazione netta a tre anni di distanza delle imprese che sopravvivono.
I risultati evidenziano una riduzione della dinamica delle start up di imprese nel periodo della lunga crisi economica, un impatto significativo nella creazione di occupazione netta, una relazione tra start up e condizioni di sviluppo

Business Start-ups and Active Employment Policies. The Case of Puglia
by R.V. Santandrea and A. Lobello
Keywords: Start-ups; Employment; Active Employment Policies

The great recession of the last seven years has hit very hard some segments of the working age population, in particular: young people, women and over-50-year-old workers who have lost their jobs. As a strategy to offer real opportunities for job, the measures of active labour policy in support of self-employment and business start-ups are particularly important. In fact, while the role of business start-ups shows uncertain empirical evidence on growth of productivity and technological innovation of the production system as a whole, more robust empirical evidence is in the creation of new employment. Especially in such a period of long economic crisis and slow growth without employment, these measures may represent an important response to increasing new net employment despite the difficulties highlighted by the big business. This paper analyzes the dynamics of business start-ups over the last 5-10 years at national and regional level, identifying the contribution in terms of net employment of newly born one in t having survived to t + 3. An in-depth analysis is carried out at Apulian regional level with a comparison with the national scenario relating to start-ups, survival of businesses 5 years after their establishment, impact in terms of net employment of surviving businesses to t + 3. The results show a reduction of start-up companies during the economic crisis, a significant impact in net job creation, a relationship between start-ups and development conditions.

  

La spesa per consumi delle famiglie italiane tra crisi economica e gioco d’azzardo
di A. de Felice e I. Martucci
Parole chiave: Gioco d’azzardo; Gioco on-line; Consumo

L’economia italiana attraversa un periodo di congiuntura sfavorevole, che si sostanzia in una contrazione della domanda interna. A fronte di una riduzione della spesa pro capite per beni durevoli e non durevoli, si registra, per alcuni anni, un aumento di quella per il gioco d’azzardo. Il mercato del gioco legale, gestito in Italia dall’Agenzia dei Monopoli, è un mercato di largo consumo, fortemente influenzato dai cambiamenti nelle preferenze dei consumatori e dall’innovazione tecnologica. Questo mercato, in continua evoluzione e fortemente supportato dai media e dalle campagne pubblicitarie, sembra non risentire della crisi, in quanto la possibilità di facili introiti esercita una consistente attrazione, tanto che molti cadono vittime delle lusinghe di tavoli verdi reali o virtuali.
L'Italia, inoltre, occupa il primo posto nel mercato europeo dei giochi on line, che attrae i più giovani e le donne, sfugge facilmente ai controlli ed è molto spesso gestito dalla criminalità organizzata.
Considerando che l’offerta di giochi anche non virtuali si amplia sempre più ed è supportata da una rete territoriale capillare, il presente lavoro vuole esaminare gli effetti che questo settore produce sia a livello nazionale che regionale.

Consumer Spending in Italy between Economic Crisis and Gambling
by A. de Felice and I. Martucci
Keywords: Gambling; Internet Gambling; Household Economics; Consumption

The Italian economy is undergoing a period of economic recession, which is expressed by a contraction of domestic demand. Notwithstanding a reduction in the per-capita spending on durable and non-durable goods, for some years there has been an increase in spending on gambling. The market for legal gambling, managed in Italy by the Agency of the Monopolies, is a large market, strongly influenced by changes in consumer preferences and by technological innovation. This market, in continuous evolution and strongly supported by media and advertising campaigns, does not seem to be affected by the crisis, because the possibility of an easy income exerts a significant attraction, so that many people find themselves victims of the flattery of real or virtual green tables.
Italy, moreover, occupies the first place in the European market for online games, which appeal to young people and women, but that easily escape checks and are very often managed by organized crime.
Considering that the availability of non-virtual games is also expanding, supported by a capillary network of outlets, the present work seeks to examine the development dynamics that this sector produces on Italian community at both national and regional level

  

Mezzogiorno e questione elettrica, 1952-62. La vicenda di Finelettrica e le ipotesi di riassetto del settore energetico fino alla nazionalizzazione dell'energia elettrica
di P. Zoppi
Parole chiave: Politiche pubbliche; Settore elettrico; Mezzogiorno

La breve storia della presenza di Finelettrica nel settore elettrico può essere letta alla luce dell’obiettivo fallito di avviare il coordinamento dei gruppi elettrici che l’IRI poteva annoverare all’inizio degli anni ‘50 tra quelli sotto il suo controllo; obiettivo che nei primi anni dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno era connesso soprattutto al ruolo propulsivo richiesto all’IRI attraverso la SME – come conferma il ruolo complementare subito e stabilmente acquisito da Finelettrica nel meccanismo dei finanziamenti diretto dalla Cassa per il Mezzogiorno e dalla Banca mondiale. In quegli anni di rafforzamento dell’industria pubblica, i documenti testimoniano quindi la difficoltà di attribuire a Finelettrica funzioni proprie di una capogruppo, pur secondo quanto previsto dallo Statuto; i tentativi non mancavano di allarmare l’oligopolio elettrico privato, al quale le consociate rimasero vincolate più di quanto non fossero invece disposte a collaborare con la holding IRI nell’attuazione dei primi passi verso l’integrazione, a cominciare dalla spinosa questione dell’elettrodotto di raccordo tra i nuclei produttivi distribuiti su parti distanti del territorio nazionale. <br<L’analisi della documentazione rivela che tale stato di cose si esacerbò a cavallo tra la seconda e la terza legislatura, quando venne messo sotto accusa dall’ENI, già alle prese con la sfida della diversificazione produttiva. L’ente degli idrocarburi, il cui modello fa da contraltare a quello della holding IRI, si candidava infatti a rilevare tutte le partecipazioni statali nel settore dell’energia, a partire proprio da Finelettrica, mirando al conseguimento del duplice obiettivo di penetrare nel settore elettrico in contrapposizione ai privati (rinnovando l’operazione avvenuta nel settore degli idrocarburi) e di stabilirsi nel Mezzogiorno in posizione di monopolio, in una fase che si annunciava decisiva per le sorti dell’industrializzazione meridionale. Chiave di volta della strategia di contrapposizione di ENI a Finelettrica sarebbe stata l’iniziativa nucleare, che per varie ragioni proprio nella seconda metà degli anni ‘50 acquista centralità nei programmi dei tecnocrati meridionalisti legati alla Banca mondiale, interessando le prospettive di sviluppo futuro dell’industria italiana nel suo complesso.
Infine, quando poi a tornare al centro del dibattito pubblico fu la nazionalizzazione, l’azione di Finelettrica appare incagliarsi, da un lato contestata dai fautori del dirigismo pubblico, dall’altro condizionata dagli interessi dei privati: proprio quando soltanto un rafforzamento della holding, previo ribaltamento dei rapporti di forza interni tra vertice e consociate, avrebbe potuto costituire una base credibile per l’alternativa che fu allora coltivata dall’IRI, il piano di irizzazione dell’intera industria elettrica nazionale. Invece, dal 1960 Finelettrica risulta di fatto posta sotto stretto controllo da parte delle forze politiche, mentre l’irizzazione si avvia ad essere sacrificata all’accordo storico tra DC e PSI; sarebbe stata la nazionalizzazione a scardinare il monopolio elettrico che Finelettrica non era stata capace di ridimensionare – salvo generare poi esiti del tutto indesiderati dai suoi fautori originari. I limiti dell’azione di Finelettrica, la cui ultima fase risente del riaccendersi del dibattito sulla nazionalizzazione, possono pertanto essere valutati anche alla luce degli effetti negativi a breve e lungo termine di quella operazione, sui quali gli studiosi hanno peraltro già espresso pareri precisi.

Southern Italy and the Electrical Issue (1952-62). The Case of Finelettrica and the Hypotheses of Energy Sector Reorganization before the Nationalization of Electricity
by P. Zoppi
Keywords: Public Policies; Electricity Sector; Southern Italy

The brief history of the presence of Finelettrica in the electricity sector can be read in the light of the failed objective to start the coordination of electrical groups that IRI could number in the early ’50s among those under its control; such goal in the early years of the extraordinary intervention in Southern Italy was connected mainly to the driving force required to IRI through SME – as confirmed by the complementary role immediately and permanently acquired by Finelettrica in the funding mechanism led by the Cassa per il Mezzogiorno and the World Bank.In those years of public industry strengthening, the documents are evidence of the difficulty of attributing to Finelettrica the function of a group leader, even according to the Articles of Association; attempts did not fail to alarm the private electricity oligopoly in which the subsidiaries were constrained more than they were willing to cooperate with the holding company IRI in implementing the first steps towards integration, starting from the thorny issue of the power line that connected the productive centres distributed on distant parts of the national territory.
The analysis of the documents shows that this state of affairs was exacerbated between the second and third Parliament, when it was accused by ENI, already facing the challenge of product diversification.
The hydrocarbons authority, whose model acts as a counterpart of that of the holding company IRI, was in fact about to take over all state holdings in the energy sector, starting from Finelettrica, aiming at achieving the dual objective of entering the electricity sector as opposed to private stakeholders (renewing the transaction occurred in the hydrocarbons sector) and of settling in the South as a monopoly, at a stage that was considered decisive for Southern industrialization destiny. The keystone of ENI’s opposition strategy to Finelettrica would be the nuclear initiative, which for various reasons just in the second half of the ’50s became central in the southerner technocrats’ programmes connected to the World Bank, affecting the prospects of future development of the Italian industry as a whole.
Finally, when nationalization came back to the centre of the public debate, the action of Finelettrica appears to get stuck, on the one hand challenged by the public interventionism advocates, on the other hand influenced by private interests: just when only a holding strengthening, after overturning the internal balance of power between the top management and subsidiaries, could constitute a credible basis for IRI as an alternative, i.e. the «irizzazione » plan of the whole national electricity industry. Instead, since 1960 Finelettrica had been in fact under strict supervision by the political forces, while the «irizzazione» was going to be sacrificed by the historic agreement between DC and PSI; it would be the nationalization to undermine the power monopoly that Finelettrica was not able to resize – except then produce totally unwanted outcomes by its original proponents.The limits of Finelettrica’s action, whose last phase was affected by the reviving of the debate on nationalization, can therefore also be evaluated in the light of the short and long term adverse effects of that operation, on which scholars have also already expressed clear opinions.

  

Mungere le vacche dell’economia della conoscenza: il rilancio delle aree interne
di G. Viesti
Parole chiave: Aree interne; Sviluppo territoriale; politica regionale

Questo testo riproduce la Lectio Inauguralis del Centro di ricerca per le Aree interne e gli Appennini dell’Università degli Studi del Molise tenuta dall’autore a Campobasso, 22 aprile 2016, alla presenza del Capo dello Stato. Il mutamento degli equilibri territoriali italiani, con il dimunuire della popolazione nelle aree di collina e di montagna è in corso da lungo tempo. Queste dinamiche preoccupano per un insieme di motivi: l’invecchiamento della popolazione; la riduzione della capacità di generare reddito; l’assottigliamento delle reti di servizio, pubbliche e private.
La diversità delle tante Italie è da sempre il primo motore del suo sviluppo. L’identità e la forza di un paese si nutre dell’equilibrio fra i suoi territori. La questione delle aree interne non riguarda solo i loroabitanti. Attiene a qualcosa di più profondo e importante. Alla libertà degli italiani di scegliere dove vivere, di mutare queste scelte nel corso delle diverse fasi della vità; di restare e di cambiare. Assume una veste assai concreta: attiene a criteri e obiettivi nel ridisegno delle politiche pubbliche; un ridisegno sostenibile ed innovativo dell’intervento pubblico, che riesca ad offrire indispensabili servizi per la qualità della vita di tutti i suoi cittadini, ad ogni età, e al tempo stesso consentire processi di sviluppo economico in grado di generare lavoro e reddito a condizioni di mercato.Si declina su molti temi: l’istruzione scolastica; i servizi socio-sanitari, il fondamentale diritto alla mobilità. Attiene alle condizioni che possono consentire il rafforzamento delle attività economiche di mercato con la conseguente domanda di lavoro.
Nel ridisegno delle politiche pubbliche in area interna serve una rilevante dose di innovazione e di investimento. Più che difendere l’esistente la sfida è di progettare nuove strade e nuove modalità per assicurare pieni diritti di cttadinanza e condizioni favorevoli alla crescita di attività di mercato. Per questo ridisegno, è fondamentale investire.

Milking the Cows in Knowledge Economy: Relaunching Italian Inland Areas
by G. Viesti
Keywords: Inland Areas; Territorial Development; Regional Policy

This paper represents the Lectio Inauguralis of the Research Centre for the Inland Areas and the Apennines of the University of Molise held by the author in Campobasso, on April 22, 2016, before the Head of State. The change of Italian territorial balances, with decreasing population in hilly and mountainous areas has been ongoing for a long time. These dynamics are of particular concern for a number of reasons: the aging of the population; the reduction of the capacity of producing income; the depletion of public and private service networks.

  

Le politiche di coesione nel Mezzogiorno d’Italia: un’analisi degli interventi finanziati da Fondi strutturali europei e nazionali nel ciclo di programmazione 2007-2013
di N. Mastrorocco e R. Garganese
Parole chiave: Mezzogiorno; Fondi comunitari; Investimenti; Progetti di sviluppo

Il processo di programmazione relativo all’utilizzo dei Fondi strutturali e di Investimento europei 2014-2020 è un’occasione che non può andare persa; in considerazione, infatti, della scarsità di risorse pubbliche che caratterizza tale periodo storico, rappresenta, forse la più importante e decisiva leva sui cui puntare, a livello non solo regionale ma anche nazionale, per ridurre quegli squilibri che, oramai patologicamente, attanagliano i territori, e in particolare il Mezzogiorno rispetto alle regioni centro-settentrionali del Paese, sia a livello strutturale ed economico che sociale e culturale.
È imprescindibile impostare un cambio di passo rispetto al passato (anche recente della programmazione 2007-2013) rendendo finalmente efficace il finanziamento delle politiche di coesione, che, nell’arco dell’ultimo ventennio, ha raddoppiato le risorse messe a disposizione nei diversi cicli di programmazione.
In tale ottica, il presente contributo ha preso in esame gli interventi finanziati, nel Mezzogiorno, da Fondi europei e nazionali, al fine di dare evidenza quantitativa ai profili di efficacia delle politiche di coesione. In linea generale, l’analisi ha confermato, attraverso le variabili esaminate, alcuni importanti criticità relative alle stesse politiche.
In particolare, pur considerando l’importanza di alcuni correttivi apportati al nuovo ciclo di programmazione comunitaria 2014-2020 – quali il maggior orientamento ai risultati e la previsione delle condizionalità ex ante – pare difficile prevedere, per il Mezzogiorno d’Italia, un significativo ed assai virtuoso incremento dell’efficacia delle politiche.
Ciò anche considerando il fatto che, nel periodo 2014-2020, la distribuzione delle risorse comunitarie è fortemente sbilanciata a favore dei dieci paesi non aderenti all'Euro, che raccolgono il 53,3% del totale (di cui il 22% va alla sola Polonia) e che, per quelle Nazioni che hanno conservato la sovranità monetaria, il fatto di non dover rispettare i vincoli che derivano dall’adesione all’Euro costituisce indubbiamente un vantaggio comparato.
In questo scenario, chiaramente asimmetrico, il Mezzogiorno risulta, inevitabilmente, penalizzato ed in effetti, secondo le previsioni della Commissione europea, il Mezzogiorno è tra le aree depresse che meno beneficeranno degli effetti potenziali delle politiche di coesione del 2014-2020. Nelle regioni dell’Europa centro-settentrionale (in Polonia e Ungheria, in particolare), l’impatto delle politiche sul PIL sarà fino a cinque volte maggiore di quello stimato per le regioni meridionali del nostro Paese.

Cohesion Policies in Southern Italy: an Analysis of the Interventions Funded by the National and European Structural Funds
by N. Mastrorocco and R. Garganese
Keywords: Southern Italy; EU Funds, Investments; Development Projects

The programming process on the use of the Structural and European Investment Funds 2014-2020 is an opportunity that cannot be lost; considering, in fact, the lack of public resources that characterizes this historical period, it is perhaps the most important and decisive leverage which to count on, not only at regional but also at national level, to reduce those imbalances that pathologically affect territories, and in particular Southern Italy compared to Central and Northern regions, both at both at structural and economic and social and cultural level.
It is essential to set a change of pace compared to the past (also relating to recent programming 2007-2013) finally making the funding of cohesion policies effective, which, over the last twenty years, has doubled the resources made available in the various cycles of the programming.
In this perspective, this paper has examined those interventions funded by national and European funds in Southern Italy, in order to give quantitative evidence of the effectiveness of cohesion policies. In general, such analysis has confirmed, through the variables examined, some important critical issues related to the same policies.
In particular, even considering the importance of certain corrective actions made to the new EU programming cycle 2014-2020 – such as a greater focus on results and the prediction of ex ante conditionalities – it seems difficult to predict, for Southern Italy, a significant and very virtuous increase of the effectiveness of policies.
We have also to consider that, in 2014-2020, the distribution of the EU funds is disproportionately in favour of the ten non-Euro countries, which collect 53.3% of the total (22% of it goes only to Poland) and that, for those nations that have preserved their monetary sovereignty, the fact of not having to comply with the constraints arising from the accession to the Euro is undoubtedly a comparative advantage.
In this clearly asymmetrical scenario Southern Italy is, inevitably, disadvantaged and in fact, according to the European Commission forecasts, the South is among the depressed areas that less benefit from the potential effects of the cohesion policies of 2014-2020. In the regions of central and northern Europe (particularly in Poland and Hungary), the impact of policy on GDP will be up to five times greater than that estimated for the southern regions of our country.

  

Associazione per lo sviluppo
dell'industria del Mezzogiorno
via di Porta Pinciana 6, 00187 Roma
Centralino 06.478501
Fax 06.47850850