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Conferenza stampa di presentazione delle anticipazioni del Rapporto SVIMEZ 2018
Biblioteca SVIMEZ (1 agosto)
Sicilia. Ripartire dalle imprese
Editoriale Bianchi e Provenzano sulla Sicilia su L'Economia del Corriere della Sera (16 luglio)
Speciale del Corriere della Sera
Le analisi SVIMEZ al centro dell’inchiesta sul magazine SETTE (12 luglio)
Inchiesta de Il Sole 24 Ore sui servizi pubblici al Sud con i dati SVIMEZ
Nell’ambito dell’inchiesta è stato sentito il parere del Direttore SVIMEZ Luca Bianchi (1 luglio)
Effetti economici di breve periodo dell’emigrazione universitaria dal Sud al Centro-Nord
La valutazione della SVIMEZ (25 giugno)
Studio SVIMEZ su Ilva inviato al Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio
Approfondimento de "Il Sole 24 Ore" (12 giugno)
Intervista a Luca Bianchi al Tg1
Il Direttore SVIMEZ sui diritti di cittadinanza negati al Sud
La SVIMEZ a ''Radio anch'io'' di Radio1
Replica della trasmissione (15 marzo)

Il settore delle imprese in mano pubblica in Italia
di Manlio Calzaroni
L’intervento pubblico in economia, inteso come la partecipazione e/o il controllo di imprese da parte di amministrazioni pubbliche, è da sempre uno degli elementi che caratterizzano il sistema produttivo italiano. Tale intervento ha storicamente assunto forme diverse, prima quello delle grandi industrie di Stato, oggetto poi di privatizzazione, ed oggi quello di forme di imprenditorialità diffusa, in termini di trasversalità delle attività economiche svolte, soprattutto degli enti locali e regionali.
Per queste ragioni è di forte interesse avere informazioni sulle caratteristiche strutturali delle imprese a partecipazione pubblica, il loro peso sull’economia e le diverse modalità con cui oggi la PA partecipa a queste imprese.
L’Istat ha quindi realizzato un nuovo prodotto della statistica ufficiale: il Registro statistico delle imprese partecipate. Questo vuole colmare una lacuna informativa e fornire ai Policy makers e agli studiosi della materia nuove informazioni, utili ad analizzare il fenomeno. In questo intervento sono descritti, sinteticamente, i metodi e le fonti utilizzate per la realizzazione del registro e illustrate le principali informazioni che sono diffuse partire dall’anno di riferimento 2012. Per informazioni più dettagliate si rimanda al sito Istat:
Le partecipate pubbliche in Italia http://www.istat.it/it/archivio/143736

 

Il settore delle imprese in mano pubblica in Italia
Discussant: Andrea Mancini
Sulla base della relazione di Manlio Calzaroni si discutono alcune criticità che permangono nelle statistiche sulle imprese partecipate dalle amministrazioni pubbliche italiane. Alcune rilevanti innovazioni introdotte di recente dall’Istat nel campo dell’integrazione tra microdati di fonti rendono possibili miglioramenti in termini sia di diffusione dei dati sul settore in questione, sia di ampliamento dei contenuti informativi specifici. Riguardo al primo aspetto, vengono illustrate le differenze tra i dati diffusi dall’Istat in quattro recenti occasioni, riconducibili a variazioni del campo di osservazione utilizzato rese necessarie dalla diversa copertura delle variabili di interesse. Vengono quindi presentate alcune raccomandazioni per un piano di diffusione annuale dei dati sul settore, stabile nel tempo sotto i profili non solo delle definizioni e nomenclature, ma anche del campo di osservazione e delle variabili di interesse. Riguardo al secondo aspetto si esaminano le opportunità offerte da alcune recenti innovazioni di processo adottate dall’Istat per rendere sistematica la produzione di indicatori di performance e competitività delle imprese a partecipazione pubblica, per arricchire il quadro informativo sulla dinamicità del settore in termini non solo di tradizionale demografia di impresa ma anche di variazioni delle quote di partecipazione, soprattutto allo scopo di valutare le strategie economiche delle amministrazioni pubbliche partecipanti o controllanti. Infine viene considerata la possibilità emergente di file di dati longitudinali relativi ad un panel di imprese pubbliche, per collegare le singole imprese alle amministrazioni pubbliche controllanti o partecipanti. Ciò al fine di sviluppare analisi in due direzioni: quella dell’offerta complessiva di servizi soprattutto locali, siano essi prodotti dall’amministrazione o dalle sue imprese; quella della complessiva situazione economica e finanziaria dell’ente pubblico locale che tenga anche conto dello stato patrimoniale delle imprese da esso partecipate o controllate.

 

Intervento
Discussant: Sergio Zoppi
La volontà politica del Presidente del Consiglio dei Ministri italiano Alcide De Gasperi determina, nel 1950, una concreta, vasta e profonda attenzione ai problemi del Mezzogiorno, sino ad allora trascurati. Due sono gli strumenti governativi, approvati dal Parlamento: il primo, un intervento pubblico decennale straordinario e aggiuntivo, quindi speciale, per realizzare dighe e acquedotti, bonificare vasti territori e realizzare nuovi percorsi stradali, il secondo, lo smembramento dell’improduttivo latifondo agrario con le terre - insieme a nuove case e alle attrezzature - assegnate ai contadini.
Dopo pochi anni, tra il 1953 e il 1957, a questi due interventi si aggiunge il sostegno governativo all’industrializzazione all’interno della quale, accanto ai privati, avranno un ruolo di assoluto rilievo le imprese a partecipazione statale dell’IRI e dell’ENI.
Il testo indica sinteticamente i motivi per cui in quegli anni - tra il 1950 e il 1965 - le azioni richiamate conseguirono positivi e rilevanti risultati, facendo entrare un Mezzogiorno povero ed emarginato nella modernità.

 

La società turnaround, ossia per la patrimonializzazione e la ristrutturazione delle imprese in crisi
di Marco Macchia
L’articolo è dedicato al nuovo veicolo operativo, istituito dall’art. 7 del decreto Investment compact, e denominato “società di servizio per la patrimonializzazione e la ristrutturazione delle imprese”. Essa costituisce un inedito nell’ordinamento italiano: creata per legge, dotata di capitale privato interamente sottoscritto da investitori istituzionali e professionali, di cui una parte è garantita dallo Stato, la società turnaround è chiamata a ristrutturare e sostenere la struttura finanziaria e patrimoniale di imprese, con sede in Italia, caratterizzate da temporanei squilibri patrimoniali e finanziari, seppur connotate da adeguate prospettive industriali e di mercato. La ricerca mette a confronto tale nuova società con i modelli europei mediante i quali si è dato vita a strumenti di gestione di imprese strategiche in crisi temporanea, ne approfondisce le caratteristiche strutturali riguardo alla governance e all’azionariato e indaga la garanzia pubblica nello spettro delle regole dell’Unione europea. Il complessivo assetto di gestione della società turnaround è, infine, sinteticamente letto alla luce degli archetipi della politica industriale.

 

Alberto Beneduce e le trasformazioni del modello di intervento pubblico in economia: la vicenda dello Stato imprenditore ed il ruolo dell’IRI a quindici anni dalla sua messa in liquidazione
di Vincenzo Mario Sbrescia
Quindici anni orsono, il 27 giugno del 2000, con l’avvio della fase di liquidazione dell’IRI - Istituto per la Ricostruzione Industriale -, si chiuse la parabola del principale strumento utilizzato dallo Stato per intervenire nelle dinamiche economiche.
L’avvio della procedura di liquidazione dell’IRI determinò la conclusione dell’esperienza della più importante istituzione pubblica di governo dell’economia, segnando, formalmente e sostanzialmente, la chiusura di un’epoca: quella dello «Stato imprenditore».
Tale formula ha di recente riacquistato centralità nel dibattito politico-economico ed accademico-scientifico, specie in relazione alla gravissima crisi che ha colpito l’economia internazionale da alcuni anni a questa parte ed in rapporto al ruolo che i pubblici poteri dovrebbero poter svolgere all’interno delle dinamiche economiche nelle fasi di congiuntura economico-finanziaria.
Il rilancio del dibattito sul ruolo economico dello Stato è andato sviluppandosi, non solo in Italia, a partire dalle prime fasi che hanno fatto seguito all’esplodere della crisi economica, ed è stato incentrato sull’esigenza di delineare un assetto regolatorio di governance capace di prevenire ed impedire l’emersione di nuove situazioni di crisi.
Parallelamente, si è riflettuto e si riflette ancora sulla necessità di considerare, in una prospettiva riformista, il possibile ritorno ad un ruolo più incisivo dei pubblici poteri nell’economia, ispirato ad un modello statalista ed interventista dello Stato nelle dinamiche economiche, come è noto, lungamente adottato nell’esperienza italiana.
In particolare, si è riacceso il dibattito sui caratteri dell’intervento pubblico in economia e sul ruolo che devono svolgere i poteri pubblici al fine di arginare le conseguenze negative delle crisi del sistema economico-finanziario e con l’obiettivo di evitare il riesplodere di nuove.
Ciò a distanza di circa venticinque anni dalla fase di avvio dei grandi cambiamenti che interessarono il rapporto tra Stato e mercato, tra pubblici poteri ed economia.
Partendo dall’azione strategica svolta dal fondatore dell’IRI, Alberto Beneduce, allorché, seguendo la visione nittiana del ruolo economico dei pubblici poteri, gettò le basi per la costruzione del modello italiano di intervento pubblico nell’economia, si intende prendere in esame la vicenda dell’Istituto per la ricostruzione industriale, inquadrandola all’interno della più ampia parabola dello Stato imprenditore.

 

Il cofinanziamento nazionale dei fondi strutturali 2014-2020
di Gian Paolo Boscariol
Dopo l’approvazione dell’Accordo di partenariato, che ha determinato l’ammontare delle risorse dei fondi strutturali dell’Unione europea destinate all’Italia per il ciclo di programmazione 2014-2020 (31,6 miliardi), il CIPE con la delibera n. 10/2015 ha definito i criteri del cofinanziamento nazionale dei Programmi operativi europei per il ciclo di programmazione 2014-2020 e fissato l’ammontare delle risorse del Fondo IGRUE da destinare ai POR (10,3 miliardi) e ai PON (5,4 miliardi) delle singole tipologie di Regioni (meno sviluppate, in transizione, più sviluppate) nonché quelle destinate ai c.d. programmi complementari (7,4 miliardi). Dopo aver riepilogato la successione delle decisioni di approvazione da parte della Commissione di ciascuno dei 50 programmi operativi, sono esposti per ciascun programma operativo (PON e POR), articolato per tipologia di Regione, i quadri contabili riepilogativi relativi all’ammontare delle disponibilità previste per fonte di finanziamento, cioè a valere sulle risorse dell’Unione e della quota di cofinanziamento nazionale, evidenziandone l’ammontare in valori percentuali del cofinanziamento nazionale rispetto al finanziamento complessivo. Una seconda sezione è dedicata alla disciplina, anch’essa contenuta nella delibera del CIPE n. 10/2015, dei “Programmi di azione e coesione”, cioè di quegli strumenti attuativi degli interventi complementari ai fondi strutturali previsti dalla legge di stabilità 2014.

 

Fondi strutturali 2007-2013: a che punto siamo? Tra buone pratiche da capitalizzare ed ostacoli da superare
di Chiara Sumiraschi
In Italia una quota significativa degli investimenti per la competitività regionale e l’occupazione è finanziata dai Fondi strutturali (FFSS) dell’Unione Europea (UE) e dalla quota di cofinanziamento che lo Stato italiano ha deciso di investire nelle politiche di coesione.
Nonostante le risorse ingenti destinate all’Italia dalla programmazione comunitaria nel periodo 2007-2013 e i venticinque anni trascorsi dall’avvio della politica di coesione dell’Unione Europea, il dibattito stenta ancora a svilupparsi nell’ottica di una maggiore consapevolezza sull’andamento dei Programmi cofinanziati e di un migliore utilizzo di informazioni e di analisi di qualità e di contenuti che vadano oltre il mero catastrofismo.
In questo contesto, sul finire del 2014 Il Sole 24 Ore e Gruppo CLAS S.p.a. decidono di dare vita ad un Osservatorio sui Fondi Strutturali che, a partire dalle fonti di informazioni ufficiali, rappresenti un appuntamento periodico per gli stakeholder (e il grande pubblico) per focalizzare l’attenzione sul processo di implementazione e i contenuti della politica di coesione.
L’articolo, a partire dalle analisi realizzate nell’ambito dell’Osservatorio, approfondisce lo stato di attuazione dei Programmi Operativi (PO) a pochi mesi dalla chiusura del ciclo di programmazione 2007-2013 e, nel contempo, analizza, anche con indagini ad hoc, le ragioni che hanno determinato le buone performance o i cattivi risultati della programmazione 2007-2013 in modo da individuare le buone pratiche da capitalizzare come esperienza e gli errori fatti in modo da evitare il ripetersi delle condizioni nel periodo 2014-2020.

 

 

 

 


 



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